Il polistrumentista campano Enrico Falbo (già nelle fila dei Lamia e attualmente ne Il Cielo di Bagdad) con i suoi autoprodotti “Canti Silvani” realizza pressoché in solitaria un interessantissimo poemetto sonoro in bilico tra tentazioni cameristiche e un sinfonismo acustico dai contorni cinematografici, sullo sfondo di un recupero deciso di retaggi folclorici. Servendosi di una variegatissima strumentazione (che da corde assortite arriva a suoni più esotici) le composizioni raccontano l’universo ossianico di forze naturali e primigenie, permeate da un oscuro paganesimo silvestre, che oscilla costantemente tra orfismi medievali e fragranze mediterranee. Il risultato somiglia a un lungo mantra iniziatico e ad un delicatissimo rituale conoscitivo che dai Dead Can Dance arriva all’attualità di Efterklang, Dirty Three, Sigur Rós o Balmorhea.
25/10/2010
Il valido debutto del progetto americano, tra oscure scariche elettriche e tradizione dream-pop
Con i suoi elementi gotici e tardo-romantici, il death-doom metal della formazione del Connecticut è tra i più impattanti del panorama
Quinto album per la band romana, che torna in una forma skygaze più essenziale
Canzoni del trio milanese che erano rimaste laterali, escono dall'ombra e trovano un tetto confortevole
Secondo convincente lavoro per una delle stelle nascenti del pop inglese
Tra bassi, ombre e silenzio: il debutto più magnetico della nuova ambient dub
La band inglese passa dalla West Coast al Cosmic Country
Propulsivo Ep pubblicato in corrispondenza dell'esibizione della producer ucraino-canadese al Coachella