Appena due anni fa, l’ottimo “III” aveva consacrato il trio composto da
Jefre Cantu-Ledesma (Tarentel), Alexis Georgopoulos (ARP) e Scott Hewicker (Troll) come una delle realtà neo-psichedeliche più interessanti degli ultimi anni. Il nuovo lavoro, “Le Voyage”, pur se non all’altezza delle aspettative, conferma quello
status, grazie a un nugolo di strumentali psych-folk finemente cesellati.
Più dimesso, meno coraggioso del precedente, il nuovo “viaggio” mostra, tra le altre cose, la dimensione più briosa del combo. Quando tenta le stelle, si riconoscono le tracce incancellabili dei
Pink Floyd (le placide oasi di “Saturno Contro”), mentre, quando è il raga a manifestare tutto il suo incanto, il primo nome a sbocciare sulle labbra è sicuramente quello dei
Popol Vuh (le languide figurazioni di “Black Mountain” e lo sfarzo epico di “Telepathe”).
In mezzo, scorrono le eleganti, luminosissime tessiture di “Drop In”, la percussiva e frizzante “Crossing The Sands”, l’indolenza
seventies di “St. Laurent”, l’espressionismo elettronico misto a pioggerellina pianistica di “The Lemon Tree” e, nella
title track, trasfigurazioni pastorali che mutano in fantasticherie cosmiche.
Tra gusto sopraffino e velato manierismo, The Alps proseguono nel loro cammino revisionistico, alla ricerca (si spera quanto prima!) di un nuovo colpo di classe.