Insieme, il collettivo internazionale (Parigi, Londra, Chicago) degli Strings Of Consciousness (nato per iniziativa del francese Philippe Petit) e il trio Angel (il finlandese Ilpo Väisänen, l’islandese Hildur Guðnadóttir e il tedesco Dirk Dresselhaus), per la realizzazione di un vero e proprio flusso di coscienza sonoro, una sequenza maestosa di allucinazioni monolitiche, di texture abrasive, dissonanti, ma anche intimamente melodiche. Di un melodismo trasfigurato, trascendentale, come di un’elettroacustica delle sfere celesti.
Due lunghe composizioni senza titolo. Il crescendo di echi e rifrazioni di “Untitled 1” gradualmente si trasforma in una vertigine di droni di una grandiosità sfavillante, colossali stratificazioni di rumore fluorescente, accordi di chitarra elettrica che impongono la grandeur di una sinfonia magniloquente. L’accumulo progressivo degli elementi sonori porta questo brano verso una dimensione di imponente solennità astrale: un’impenetrabile tempesta di radiazioni dissonanti, quasi che la musica dovesse, da un momento all’altro, collassare irrimediabilmente, rilasciando una forza d’urto annichilente.
Un’allucinazione dai toni abnormi, distruttivi, in cui la mistura di universo acustico e tecnologia digitale degli Stream of Consciousness (chitarra, arpa, laptop, accordion etc.), in rotta di collisione con l’avantgarde-drone degli Angel (violoncello, oscillatori ed elettronica), raggiunge climax totalizzanti (con punte di terrificante massimalismo kosmische), prima di decrescere progressivamente, liberando radiazioni e impressioni di eternità dissimulata.
I fondali mutanti di “Untitled 2” rivelano, invece, un perenne frangersi di aliti diamantini, grappoli di sonagli, rintocchi di campane tibetane e aurore elettroniche. Più aleatorio del precedente, questo brano lavora di sintesi tra certe propensioni impro del free-folk di matrice nordica e un background elettronico che sembra, a sua volta, mediare tra le turbolenze interstellari di Klaus Schulze e i field-recordings totalizzanti di William Fowler Collins. Il risultato è una musica che, mentre “accade”, de-territorializza ogni percezione, ogni pensiero, liberando stupore, incanto ed estasi. Trasferendo contro una parete completamente trasparente i propri sogni, questi musicisti ne percepiscono la magia e, insieme, il disincanto.
Estasi e tormento.