Glenn Jones - Barbecue Bob in Fishtown

2009 (Strange Attractors)
fingerpicking
Di sicuro, Glenn Jones è uno dei più sinceri seguaci della tradizione dell’american primitive guitar, come conferma questo suo nuovo lavoro, “Barbecue Bob In Fishtown” che, in ogni caso, rappresenta un passo indietro, qualitativamente parlando, rispetto al precedente “Against Which the Sea Continually Beats”.

Come spesso succede, le buone intenzioni non sono sempre supportate da una adeguata resa qualitativa e la sincerità dell’approccio non è necessariamente un lasciapassare per la gloria. Ecco, dunque, che accanto a composizioni in cui il fingerpicking si mostra in tutta la sua luminosa sicurezza (la title track, le adorabili reminiscenze Fahey-iane, epoca “America”, di “For Wendy, In Her Girlish Days”, quelle d’ascendenza Basho rintracciabili tra le dinamiche pacate di “Redwood Ramble Misremembered” e tra quelle, romanticamente austere, di “1337 Shattuck Avenue, Apartment D”), trovano posto dissertazioni che, pur se estrose e immaginifiche, risultano, a un ascolto attento, complessivamente intaccate dal verme del manierismo (“Dead Reckoning”, la stessa "Snowdrops (For Robert Walser)" – tra sapori del deserto ed eco delle distanze – e “A Geranium for Mano-a-Mano”).

Un motivo di interesse per gli appassionati dell’ex-Cul de Sac potrebbe essere rappresentato dalla presenza di due brani per solo banjo, strumento con cui il Nostro si confronta per la prima volta: il primo, “Keep It A Hundred Years”, prende spunto dal tema di "Jeux Interdits" di Narciso Yepes; il secondo (meno valido), “A Lark Earnest”, presenta uno sviluppo più accidentato.

Troppo poco, comunque, per meritarsi il mio appoggio. 

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