Vegetable G - Calvino

2009 (Olivia)
alt-pop, techno-pop

I Vegetable G iniziano la loro carriera come classico duo elettronico (ma anche multimediale) formato da laptop (Giorgio Spada, anche al synth) e strumento (Luciano D’Arenzio, basso e chitarra), il cui primo frutto è “A Perfect Spring” (Minus Habens, 2003), una collezione di ritmi electro-lounge, trip-hop, vintage, ambient-techno e Air, influenzato dalla neo-electro europea.

“Epic Mono” (Minus Habens, 2005), lavoro di transizione, rompe con la claustrofobia del debutto e inizia a distendersi in un pop autoriale Merritt-oriented (ma “Capsule Of Love” è affiancato a nomi di spicco per accompagnare le immagini del film “Che cosa manca”, e un brano inedito è persino utilizzato in uno spot Mediaset). Dopo una nuova colonna sonora, “Genealogy” (Olivia, 2007) è dunque ormai suonato tradizionalmente (l’apporto del terzo membro, il batterista Maurizio Indolfi, li transita al formato bandistico a tutti gli effetti) e apertamente melodico, power-pop, cantato con armonie in falsetto e dotato persino di arrangiamenti da camera (“Go Wild”).

Infine, in “Calvino”, la transizione è amalgamata e sfruttata al meglio, conscia delle origini. Le canzoni sono preda del synth-pop dell’era Grandaddy cantato da automi industriali apatici (“Arcade Lovers”, “Electric Show”). La cantabilità rabbuiata Bowie-iana della title-track levita tra arrangiamenti orchestrali con tanto di campane tubolari, e “BW” è una corsa percussiva adornata da voci armonizzate (lo stesso dicasi per “Hal”, la sua versione festaiola).

Se la vaga atmosfera magica è incrinata dagli insistenti richiami agli Arcade Fire, (“American Lessons”, una ballata solenne che non a caso cita l’inno di Mameli, e “Space Forms”), e da una “Starchild” che rintuzza i vizi da pop classico dei due dischi predecessori, gli spettri dei Beach Boys gravi e - di nuovo - apatici di “Saucerman” rialzano la posta. Lo stesso dicasi per la ninnananna elettronica di “Satellite Tune”.

Disco albino e finto-depresso, basato sullo scrittore delle “Lezioni americane” (ma qui i tre baresi fanno leva in particolare sulle “Cosmicomiche”) che utilizza finezze di scrittura dedite a un turgido crepuscolarismo; talvolta è telefonato, tanta è la solarità nella quale alla fin fine si sfocia sempre, ma il processo che vi conduce ne riporta i dettagli narrativi, la modellazione melodica e gli strati d’arrangiamenti (con lo zampino di Enzo Moretto degli A Toys Orchestra). Registrato nelle pause del tour di “Genealogy”.

Tracklist

  1. Arcade Lovers
  2. Calvino
  3. American Lessons
  4. Electric Show
  5. Satellite Tune
  6. Space Forms
  7. Starchild
  8. Saucerman
  9. BW
  10. Hal
  11. Xclock

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