...A Toys Orchestra

Technicolor Dreams

2007 (Urtovox) | alt-pop

Approdano al terzo album i campani ...A Toys Orchestra e senza troppi clamori regalano quella che può essere considerata la loro prova discografica più matura e convincente, uno dei migliori dischi dati alle stampe in Italia quest’anno. La produzione del lavoro è stata affidata a Dustin O’Hallaran dei Devics (alla prima esperienza come produttore al di fuori della sua band), il quale ha avuto il merito di non snaturare le peculiarità sonore dell’Orchestra e ha invece svolto con la sua discreta arte maieutica un ruolo decisivo nello scortare la band verso sé stessa, dischiudendo appieno le potenzialità di una scrittura e di una sottile intelligenza compositiva già emerse nei lavori precedenti e qui germogliate in tutta la loro varietà di soluzioni e vivaci cromatismi.

Il talento di questo gruppo risiede principalmente nella costruzione di melodie di estrema pulizia e rigore quasi cartesiano, che in un modo o nell’altro recano i segni della premiata bottega pop dei mastri Xtc (e dei Beatles, se non fosse un’inutile tautologia precisarlo), sposata però con la più moderna e irrequieta sensibilità psichedelica e sognante di gruppi come Flaming Lips, Mercury Rev, Eels, Sparklehorse, Black Heart Procession, e soprattutto Grandaddy e Blonde Redhead. Una centralità assoluta nella definizione strutturale dei pezzi spetta senza dubbio al pianoforte, che spesso delimita il contorno preciso dentro il quale poi gli altri strumenti srotolano le loro voci e i loro giochi di colore. Per capirlo è sufficiente l’ascolto della prima traccia "Invisibile", che dopo un iniziale preludio che arranca come un bruco sul fuscello sottile di sparuti tocchi di pianoforte, distende le sue ali variopinte in un ritornello di notevole potenza scenografica, reso più appuntito dall’ingresso della chitarra.

In "Cornice Dance" si innesca il meccanismo contrario: la partenza è piuttosto irta e sussultante, frustata da schiocchi di basso, ma il disegno confluisce poi in una sequenza di grande compostezza melodica, in cui a colpire sono le armonizzazioni vocali ai limiti del melodramma, che dimostrano quanto approfonditamente i nostri abbiano meditato sulle visioni e sui sogni di Brian Wilson, prima di annegare in una coda infarcita di crescendo rumoristici e digressioni post-rock. Anche "Miss Macabrette" ha una costruzione progressiva e in levare, con desolati intarsi di chitarra vagamente western e drappeggi di pianoforte e accordion che conferiscono a questa composizione, una delle migliori del disco, un retrogusto amarognolo e waitsiano.

"Letter To Myself" (così come in fondo anche la notevolissima "Powder On The Words") non dispiacerà agli estimatori dei Coldplay, anche se pervasa da una malinconia sottile. E in effetti gli A Toys Orchestra non fanno che scrivere lettere a sé stessi attraverso la propria musica, cercando di sfiorare con le note ciò che le parole non possono dire. Prova ne sia "Ease Off The Bit", che sembra racchiusa in un tenue bozzolo acustico e poi spalanca gli occhi in un caotico carnevale di synth e battiti meccanici, senza mai perdere di vista il nucleo melodico, ma anzi arricchendolo di piccoli dettagli che sboccano poi nella panoramica finale, distesa tra archi e tastiere.
"Amnesy International" ha un passo ugualmente deciso e cadenzato, con in risalto soprattutto la chitarra e la batteria borbottante, screziate qua e là da qualche pennellata più calda di hammond. "Santa Barbara", muovendosi lungo il confine impalpabile tra sonno e veglia, si avvolge in un tessuto di suoni più giocattolosi e trillanti, e insegue con passo felpato sogni fugaci fino alla loro tana, alitando sussurri di pianoforte per non svegliarli. Stesso dicasi per la successiva "Bug Embrace" che offre un’altra melodia splendida e una sorprendente capacità di organizzazione compositiva, suggerendo come la maggiore abilità di questo gruppo consista molto probabilmente nel dare corpo a una musica piena di suggestioni visive e stimoli visuali (una musica/visione o una musica da vedere, sulla scorta degli insegnamenti barrettiani).

"Danih Cookie Blue Box" si trascina come un giornale vecchio sui tasti di un pianoforte suonato dal flebile vento dei ricordi, "Technicolor Dream" somiglia invece alla sigla di un cartone animato, impreziosito dal sognante intermezzo lirico intonato dalla voce femminile. "B4 I Walk Away" è più che altro una spoglia filastrocca, fatta di niente, piuttosto prescindibile, che funge da preludio alla conclusiva "Panic Attack #3", una ninna nanna struggente che chiude il libro delle favole sull’ultima pagina e sancisce la fine del sogno e dell’infanzia, suggellando un album che non conosce cadute di tono e saprà guadagnarsi la stima e l’apprezzamento di un pubblico internazionale.

(26/07/2007)

  • Tracklist
  1. Invisible
  2. Cornice Dance
  3. Mrs Macabrette
  4. Letter To Myself
  5. Ease Off The Bit
  6. Powder On The Words
  7. Amnesy International
  8. Santa Barbara
  9. Bug Embrace
  10. Danish Cookie Blue Box
  11. Technicolor Dream
  12. Be 4 I Walk Away
  13. Panic Attack #3
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