Dublino, 2021. Appena fuori dal lockdown, quattro giovani hanno trasformato la frustrazione in una lingua affilata. Jack Leavey, Lughaidh Armstrong Mayock, Ryan McClelland e Louis Christle si sono dati un nome che è già una dichiarazione: Basht, abbreviazione di unabashed. Senza vergogna, senza scuse. La loro musica è un rituale di resistenza: post-punk e indie rock che si intrecciano in riff taglienti, ritmiche serrate e melodie vocali intense, come se ogni canzone fosse un incantesimo lanciato contro il silenzio. Dopo il singolo d’esordio Never Love (2022), hanno costruito la loro reputazione dal vivo, aprendo per Wunderhorse, DEADLETTER, Everything Everything, Been Stellar e Goo Goo Dolls, e calcando i palchi di The Great Escape, Truck ed Electric Picnic. Gli EP Dirty White Lies (2024) e Bitter and Twisted (2025) hanno cementato un suono che non chiede permesso.
Il 9 ottobre 2026 è arrivato “Poor Advice“, il loro album di debutto, pubblicato da LAB Records e prodotto da Ali Chant. Un disco che segue i fili aggrovigliati tra il potere e coloro che ne sono schiacciati: l’eredità della Chiesa cattolica in Irlanda, l’influenza del complesso militare-industriale, la liberazione da oppressioni ereditate. Ha debuttato al numero 7 della Top Ten irlandese e al vertice della classifica indie. Come ha dichiarato Leavey, il disco lascia l’ascoltatore “nell’ora più buia, con un bagliore di luce”. Non una promessa di salvezza, ma la prova che la resistenza, per quanto faticosa, è ancora possibile. E i Basht continuano a lanciare il loro sortilegio.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.