John Martyn

30-03-2026
John Martyn appartiene alla genia degli oustider, dei cantautori irregolari e inclassificabili. La sua opera, acuta, profonda e influente, occupa un posto di rilievo nella storia del songwriting, anche se raramente ha ottenuto i riscontri che avrebbe meritato.

Nato Iain David McGeachy a Londra nel 1948, cresciuto tra Inghilterra e Scozia, ha attraversato quattro decenni di carriera oscillando tra folk, jazz, blues ed elettronica, senza mai appartenere del tutto a nessun genere.
Il suo debutto discografico arriva con "London Conversation" (1967), album che lo introduce come giovane promessa del folk revival. Ma fin da subito la sua chitarra — con un approccio ritmico e atmosferico unico — e la sua voce calda e irregolare lasciano intuire un’urgenza espressiva più complessa. Con Beverly Martyn, sua compagna di allora, realizza "Stormbringer!" (1970) e "The Road To Ruin" (1970), due dischi che iniziano a contaminare il folk con sensibilità soul e aperture elettriche.

La svolta arriva con "Bless The Weather" (1971) e, soprattutto, con "Solid Air" (1973), probabilmente il suo disco più celebrato. Dedicato all’amico Nick Drake, "Solid Air" cattura l’essenza della poetica di Martyn: canzoni che si muovono lente, avvolgenti, costruite su un mix di folk, jazz e blues che sembra liquefarsi nell’uso creativo dell’Echoplex sulla chitarra e nella sua voce, capace di alternare sussurri e grida soffocate. Brani come "Solid Air", "Go Down Easy" e "May You Never" diventano emblemi di un intimismo tormentato, ma mai troppo sentimentale.

Con "Inside Out" (1973) Martyn spinge ancora oltre, sperimentando sonorità più astratte e improvvisate, mentre "One World" (1977) - registrato in parte su un lago, con l’acqua che filtra nel suono - anticipa molte intuizioni ambient e dub. Il suo approccio sempre più ibrido sfocia in "Grace And Danger" (1980), un album viscerale e tagliente nato dalla fine della sua relazione con Beverly: brani come "Sweet Little Mystery" e "Hurt In Your Heart" mostrano un cantautore allo scoperto, crudo e vulnerabile.

La vita privata di Martyn è stata segnata da eccessi, dipendenze e difficoltà di ogni tipo. La sua parabola artistica ha conosciuto alti vertiginosi e cadute drammatiche, ma anche nei periodi meno fortunati - come dimostrano dischi come "Glorious Fool" (1981) o "Piece By Piece" (1986) - la sua autenticità rimane intatta. Gli anni 90 e 2000 vedono Martyn oscillare tra brevi ritorni di ispirazione e problemi di salute sempre più gravi, culminati nella perdita di una gamba e, infine, nella morte nel gennaio 2009.
Prima di andarsene, riceve un riconoscimento alla carriera dalla Bbc Radio 2: una celebrazione tardiva per un artista che ha sempre sfuggito le mode e i compromessi. John Martyn ha lasciato in eredità una discografia difficile da classificare, ma impossibile da ignorare: un percorso sonoro che, come l’acqua che scorre, cambia forma senza mai perdere profondità.