Lunatic Soul

30-03-2026

Lunatic Soul è il progetto parallelo, tutt’altro che minore, con cui Mariusz Duda ha dato un nome e una forma autonoma alla sua parte più interiore. Nato nel 2008, mentre i Riverside consolidavano la loro identità nel prog europeo, Lunatic Soul si presenta fin dall’inizio come uno spazio di libertà: un luogo in cui Duda può sottrarsi alle liturgie della rock-band, ridimensionare l’idea di performance e rimettere al centro la scrittura come paesaggio emotivo, più che come dimostrazione strumentale. È significativo che lo stesso Duda, nelle presentazioni ufficiali, descriva l’intera discografia come un percorso coerente: “The Circle of Life and Death”, una narrazione unitaria in cui un viaggiatore solitario attraversa i poli di vita, morte e rinascita. 

Il debutto omonimo, pubblicato attraverso Kscope, imposta subito le coordinate: un progressive notturno, atmosferico, dove l’elemento rituale e la dimensione contemplativa hanno lo stesso peso delle strutture. Negli anni successivi, il progetto si muove come un organismo cangiante: non segue una linea evolutiva rettilinea, ma alterna fasi, tonalità, densità timbriche, come se ogni album dovesse incarnare un frammento diverso dello stesso racconto. Questa idea ciclica — anche visiva e concettuale — è parte integrante dell’identità Lunatic Soul, non un semplice vezzo a posteriori. 
Un passaggio decisivo arriva con “Walking on a Flashlight Beam” (2014), spesso letto come punto di svolta: qui Duda accentua l’elemento elettronico e ritmico, rendendo il suono più nervoso, stratificato, talvolta persino più rock rispetto alle atmosfere iniziali. È uno dei momenti in cui Lunatic Soul mostra più chiaramente la sua natura di laboratorio: non un rifugio acustico, ma un territorio in cui la forma può cambiare drasticamente pur restando fedele a un’idea di fondo.

Negli anni seguenti, la saga prosegue attraversando capitoli di ricalibrazione e approfondimento, fino a un’altra tappa molto riconoscibile come “Through Shaded Woods”, presentato anche dalla stessa Kscope come un album che esplora il lato più oscuro del folk slavo e scandinavo, confermando la vocazione ibrida del progetto: prog, ambient, folk, elettronica come materiali da comporre in un equilibrio personale, senza obbedire a una grammatica fissa. 
Il cerchio si chiude (almeno nelle intenzioni dichiarate) con “The World Under Unsun”, ottavo capitolo e primo doppio album del progetto: quasi novanta minuti e 14 tracce, pubblicato il 31 ottobre 2025 e presentato ufficialmente come completamento dell’intera “Circle of Life and Death”. La scelta di un formato lungo, in piena era streaming, diventa coerente con la poetica di Lunatic Soul: musica intesa come attraversamento, tempo narrativo, ascolto rituale.
A livello produttivo e discografico, l’album esce via Inside Out Music a livello internazionale (con Mystic Production in Polonia), confermando la collocazione del progetto in un circuito prog di alto profilo, ma sempre con un’identità distinta rispetto ai Riverside.

In sintesi, Lunatic Soul è il luogo in cui Duda ha potuto costruire una seconda autobiografia musicale, non alternativa ai Riverside, ma complementare. Se la band madre tende al racconto per climax, Lunatic Soul lavora spesso per trance, ripetizione, stratificazione, e per una scrittura che mette al centro l’aria tra i suoni, la lentezza come forma di precisione emotiva. Ed è proprio questa coerenza — unita alla capacità di cambiare pelle senza perdere il filo narrativo — ad aver trasformato il progetto da semplice parallelo a saga personale, ormai riconoscibile e compiuta.

(Cristiano Orlando)