Neoprimitivi

30-03-2026
di Claudio Lancia
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Un progetto che si presenta come sospeso in un bozzolo spazio-temporale. Un singolo d’esordio, “Sul globo d’argento”, che è quanto di meno radiofonico oggi si possa immaginare: una suite di ventuno minuti suddivisa in cinque movimenti, pubblicata esclusivamente su audiocassetta. Provocazione da freak fuori tempo massimo? In realtà bastano pochi minuti di ascolto per decifrare tutta la sincerità – e oserei dire la modernità – insita in questa personale forma di progressive psichedelico, psicotropo, lisergico, che si distende lasciando entrare influenze motorik (evidenti omaggi al mondo kraut), garage e ambient, alternando lente evoluzioni ad arrembaggi proto-garage. "Orgia Mistero", il primo album del collettivo romano, pubblicato a fine marzo del 2025, è subito in grado di catalizzare un'ampia convergenza d’opinioni (sempre positive) da parte della critica musicale. Sul Lato A del vinile è posizionato il singolo già diffuso, mentre sul Lato B si accomodano tre tracce inedite – “Artificali”, “La teiera nera” e “Natulrich” - per complessivi ulteriori ventuno minuti e spicci. E’ un ritorno verso certe atmosfere sixties-seventies, la ricerca delle origini di un modo di fare musica sempre più raro, che non vuole avere fretta, che non intende condensarsi in trenta secondi da spedire su TikTok. Il concept elaborato per “Orgia Mistero” è l’emigrazione dell’essere umano verso un altro pianeta, dove si creerebbero le condizioni per lo sviluppo di nuove forme musicali. Un neo-primitivismo (da qui il nome scelto per identificare il gruppo), un approccio fantascientifico che si materializza in jam compresse dentro un formato canzone piuttosto fluido, selezionando le parti più interessanti da lunghe improvvisazioni compiute in studio. I sani ideali della band vengono trasposti anche nella dimensione live, con una residency al trenta Formiche di Roma immaginabile come la versione attualizzata dei Pink Floyd nel londinese UFO Club ai tempi di Syd Barrett.
E’ evidente come i Neoprimitivi stiano costruendo una strada tutta loro, un percorso davvero personale, anche piuttosto ricco di potenziali ostacoli, ma proprio per questo motivo ancor più stimolante. Se ne fregano delle classificazioni e dei passaggi radiofonici: il loro stile è piuttosto complicato da catalogare, quando si esibiscono dal vivo, se proprio devono scegliere una cover, puntano tutto su “Sister Ray” dei Velvet Underground, tanto per comunicare al mondo la volontà di sperimentare senza troppi steccati. Dopo aver raccolto ampi consesi nel primo anno di attività, i Neoprimitivi pubblicano il secondo album a sorpresa, senza alcun preaavviso: si intitola "Il sangue è pronto", ed è un progetto che di nuovo si distingue per peculiarità piuttosto uniche, specie di questi tempi. Si tratta di una traccia unica, di trentotto minuti e ventisei secondi: a meno che non vogliate saltellare cervelloticamente avanti e indietro, se volete ascoltarla in streaming dovrete sorbirvela tutta quanta insieme. Un ascolto che necessariamente deve essere attento, immersivo, dedicato. Un rito pagano, un sabba psichedelico ricco di crescendo sinuosi, ardite impennate e placidi rasserenamenti, dentro il quale vi è un continuo susseguirsi di divagazioni lounge-jazz-funk, incursioni lynchiane, oasi mistiche, cerimonie tribali, omaggi ai Talking Heads, inclusioni world, rarefazoni dub, recitati esoterici. Una unica lunga traccia strutturata come una suite progressive rock, suddivisa in sei movimenti aventi dei titoli identificativi: a loro modo si tratta di canzoni fatte e finite, ma che non possono essere ascoltate separate da tutto il resto che le circonda. Impossibile inserirne una soltanto all’interno di una playlist: tutto o niente, in barba alle regole del music business nel nuovo millennio. I sei musicisti non difettano certo in spavalderia, ma riescono a creare un ascolto assolutamente intrigante e coinvolgente, con trentotto e passa minuti che alla fine scorrono iper veloci, conquistando l’ascoltatore grazie alla quantità di cose che vi accadono. L’idea alla base del disco è stata perfezionata a seguito della sonorizzazione live del film “Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento”, un cult horror/erotico degli anni Settanta diretto da Renato Polselli, avvenuta durante uno degli appuntamenti della residency mensile che il collettivo romano ha tenuto per tutto il 2025 al Trenta Formiche di Roma (che dal 19 febbraio 2026 tornerà poi a essere un appuntamento fisso). Durante le fasi di scrittura e registrazione dell'album, i contenuti iniziali si sono poi trasformati in altro, si sono espansi, pur mantenendo una certa progressione cinematografica. Composto, suonato e registrato insieme a Giacomo Fiorenza, prodotto da Flavio Gonnellini, “Il sangue è pronto” vede anche la partecipazione di Gaia Banfi ai cori ed Eugenio Petrarca (Acrartep) a droni e synth.
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I Neoprimitivi sono:
Andrea Gonnellini: voce, basso, sampler, sassofono contralto, ciaramella, percussioni
Flavio Gonnellini: voce, organo farfisa tiger, chitarra, contrabbasso, percussioni
Martino Petrella: voce, chitarra, balalaika, conga, vibrafono, melodica, percussioni
Giacomo O’Neil: voce, batteria, percussioni
Pietro Rianna: kaospad, molle, noise box, theremin, percussioni
Emilia Wesolowska: voce