Rival Sons

30-03-2026

di Claudio Lancia
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Originari di Long Beach, California, i Rival Sons sono emersi al tramonto degli anni Zero come la risposta più autorevole e credibile alla crisi d'identità del classic hard-rock. Guidati dal carisma sciamanico di Jay Buchanan e dalla funambolica chitarra di Scott Holiday (la line up iniziale è completata dal bassista Robin Everhart - nel 2013 sostituito da Dabe Beste - e dal batterista Mike Miley), hanno saputo costruire una discografia solida, capace di oscillare tra irruenza garage e solennità gospel, traghettando il vessillo del rock più viscerale nel nuovo millennio senza farlo sembrare un polveroso cimelio da museo. Non è solo una questione di amplificatori Orange spinti al limite o del misticismo bluesy che trasuda dalle loro canzoni; è, piuttosto, la capacità di rielaborare il canone dei giganti (Led Zeppelin in primis) con una consapevolezza contemporanea, evitando lo sterile calligrafismo.
L'esordio autoprodotto "Before the Fire" (2009) è già un proiettile di energia grezza, ma è con l'EP omonimo (2010) e soprattutto con "Pressure & Time" (2011) che il mondo si accorge di loro. La title track è un manifesto: un riff granitico che sembra uscito da una sessione perduta di Jimmy Page e una sezione ritmica che pesta con eleganza d'altri tempi. È rock'n'roll nella sua forma più pura ed essenziale.
La maturità arriva con "Head Down" (2012), nel quale la band espande i propri orizzonti verso psichedelia e ballate introspettive ("Manifest Destiny" è una cavalcata di rara intensità), ma è il 2014 l'anno della definitiva consacrazione: "Great Western Valkyrie" è, a tutt'oggi, il loro capolavoro. Il suono si fa più scuro, magnetico, Jay Buchanan emerge come uno dei vocalist più dotati della sua generazione, a tratti più "plantiano" dello stesso Robert Plant. Brani come "Electric Man" e "Open My Eyes" diventano degli instant classici, certificando i Rival Sons come i veri eredi del trono che fu dei grandi gruppi degli anni Settanta.
Dopo il solido "Hollow Bones" (2016), la band firma per una major e pubblica "Feral Roots" (2019), un album che profuma di terra, boschi e misticismo. È un lavoro più stratificato, dove la produzione di Dave Cobb (già architetto del loro suono caratteristico) raggiunge vette di pulizia e potenza esemplari.
Grazie a "Feral Roots" arrivano anche due prestigiose nomination ai Grammy Awards, nelle categorie "Best Rock Album" e "Best Rock Performance", quest'ultima per la canzone "Too Bad". Nel frattempo altre band si mettono in scia (una su tutte: Greta Van FCleet) al modus operandi dei Rival Sons, sfruttando l'effetto nostalgia nei confronti degli anni Settanta, riuscendo a monetizzare molto più degli stessi Rival, pur contando su un canzoniere decisamente meno interessante.
Il 2023 segna un altro punto di svolta per la band californiana, con la pubblicazione di due album speculari: "Darkfighter" (più oscuro, che esplora le zone d'ombra, il trauma, la tensione sociale, con un piglio cinematico) e "Lightbringer" (rappresenta la catarsi, la risoluzione luminosa, chiudendo un cerchio concettuale di rara ambizione).
A febbraio del 2026 Jay Buchanan pubblica l'egregio esordio solista "Weapons Of Beauty", con il quale si allontana in maniera netta dalla muscolare elettricità della band madre per abbracciare un suono essenziale, raccolto, intimo, misurato, ma non privo di enfasi e slanci catartici. Il risultato è un moderno trattato di "americana”, una centrifuga di folk, soul, gospel, country e southern gothic. Un lavoro maturo che non vuole essere una dichiarazione di indipendenza dai Rival Sons (peraltro già a lavoro su nuovo materiale) bensì mostrare un lato inedito e credibile di Buchanan come autore di brani vulnerabili ma potentissimi.
In un'epoca di suoni campionati e perfezione chirurgica, i Rival Sons si sono dimostrati una delle poche band in grado di trasmettere davvero il calore delle valvole degli ampificatori e il sudore del palco, anche su disco. Sono la dimostrazione vivente di come il rock, se maneggiato con rispetto e inventiva, possa ancora costituire materia pulsante e pericolosa.