Fin dal titolo, "Without The World" potrebbe sembrare un disco solitario e imperscrutabile, invece il suo contenuto si è dimostrato estremamente comunicativo e ricco di sensazioni. Era un risultato che volevi conseguire fin dall'inizio o hai scritto le tue canzoni soprattutto per te stessa?
Le ho proprio scritte per me, pensando però che forse qualcuno sarebbe stato capace di relazionarsi al disco o di fuggire nell'immaginario da esso creato come in una specie di rifugio. Cerco di scrivere le parole in modo che possano essere interpretate in modi diversi.
I testi di "Without The World" sono spesso narrati in prima persona; si tratta quindi di storie autobiografiche o quali altre suggestioni esprimono?
Sì, sono autobiografiche. Non cercavo di esprimere nient'altro che le mie esperienze. Spero che chi ascolta riesca a relazionarsi ai testi in modo personale anche se i testi sono soprattutto metaforici.
Nelle tue canzoni ricorrono spesso riferimenti a spettri e in generale a immagini di ricordi perduti (penso a "Skeletons" o "The Patterns On Your Face"): metterli in musica serve a mantenere vivi i ricordi o a esorcizzarli?
È tutta catarsi. Penso sia l'unico modo che conosco per esprimere determinate cose ed esorcizzare i miei demoni.
Qual è il tuo stato d'animo ideale per comporre? Dipende dalle tue emozioni momentanee, oppure le tue canzoni nascono in maniera incrementale e più tecnica?
La depressione! Normalmente scrivo quando sono depressa, ma non è tutto catastrofico, ci sono alcune canzoni d'amore. Per quanto riguarda i testi, soprattutto in questo disco, le mie emozioni hanno imposto il risultato. Ma forse le composizioni vengono create in modo più razionale.
Scrivi sia canzoni che poesie: hai un approccio diverso alla scrittura in un caso e nell'altro? Decidi a priori quali testi lasciare solo su carta e quali completare con la musica?
Dipende. A volte, soprattutto ultimamente, scrivo poesia con l'intenzione di farne testi e di solito scrivo contemporaneamente sia parole che musica. Non sono sicura di saper spiegare perché lascio una poesia come tale o decido di farla diventare canzone, semplicemente lo so. Di alcune poesie so già che diventeranno canzoni, altre voglio che restino versi.
Il delicato book di disegni e poesie allegato a una delle edizioni del disco è ripartito nelle quattro stagioni, mentre la tua musica presenta connotazioni in prevalenza invernali, anche se personalmente l'ho trovata molto "calda" dal punto di vista umano ed emotivo. Come vivi il tuo rapporto con le stagioni? Influiscono sui tuoi stati d'animo e sulla musica che crei?
Le stagioni sono spesso una grande ispirazione per me, la sensazione del clima influenza il mio umore, mi avvolge, mi fa scrivere. Questo è quello che apprezzo molto della Nuova Zelanda. L'atmosfera del giorno influenza molto il tuo stile di vita.
Per sintetizzare il "genere" di "Without The World" ho utilizzato l'espressione "drone-writer": la ritieni adeguata al suo contenuto? E, in generale, pensi che una scrittura che presenti canzoni e melodie definite possa convivere con le sperimentazioni sonore?
Sì, mi piace, ma preferirei lasciare questo genere di cose agli ascoltatori. In un certo senso credo che la sperimentazione e il cantautorato coesistano, in effetti. Ho cercato di capire come mai le persone che sono nella musica sperimentale amino la mia musica e penso che abbia qualcosa a che fare con la struttura delle canzoni. Credo che piaccia il tono della mia voce e il modo in cui la uso - in modo sperimentale, come i drone vocali e cose del genere.
L'intreccio con la chitarra acustica di tuo fratello Bruno nella meravigliosa "Fantastic Frown" mi ha fatto ripensare a un vecchio disco dei Flying Saucer Attack ("Further"), il cui sottotitolo recitava "home taping is reinventing music". Cosa pensi, oggi, di questa affermazione?
Credo che il modello tradizionale stia crollando rapidamente; attualmente lo studio, inteso nel senso tradizionale, sta diventando superfluo per un sacco di artisti e penso che alla fine le grandi etichette non saranno in grado di competere con la proliferazione di un tale underground. D'altronde, si può registrare un album a casa, con attrezzature poco costose, e il risultato è buono quanto quello di un album registrato in studio. È un periodo interessante, si può far uscire un album con una piccola etichetta e ottenere la stessa attenzione che si otterrebbe pubblicando per una major. Ma non sono gli strumenti, è la creatività con cui si usano gli strumenti che a me interessa.
Vista la natura composita del tuo lavoro, molte comparazioni sono state fatti sia con cantautrici che con musicisti sperimentali. Ho letto, tra l'altro, di paragoni con Hope Sandoval e io stesso nella recensione del disco ho citato Jessica Bailiff e Liz Harris: quali voci femminili apprezzi in particolar modo?
Credo che le mie preferite siano Nina Simone, Stina Nordenstam e Hope Sandoval. Detto ciò, non ascolto tanta musica con le parole, a volte le considero addirittura irrilevanti, come nei Sigur Rós. Ascolto moltissima classica: tra i miei preferiti Arvo Pärt, Satie, Tchaikovsky, Mahler e Gorecki.
E, in generale, i tuoi ascolti si collocano in questi due ambiti principali oppure ti piace spaziare in generi distanti dalla musica che fai?
Non ascolto più tanta musica. Ne ho ascoltata tanta quattro o cinque anni fa, ma al momento ascolto soprattutto canti gregoriani, creano un'atmosfera che adoro. Un po' della mia musica ha un tono da canto gregoriano, simile nel suono e nell'atmosfera, a volte nella pronuncia delle parti cantate, in altre nel tono. Alcune canzoni di "Winter Lady" hanno caratteristiche "da cattedrale".
Nonostante l'estrema personalità della tua musica, hai in corso dei progetti collaborativi. Qual è per te la differenza tra comporre da sola e lavorare con altri artisti?
C'è una grande differenza nel suono e nell'elaborazione. Quando collaboro devo usare molto di più la testa. Per questo motivo in un certo senso è difficile ma è anche la parte divertente, stimolante ed entusiasmante perché il prodotto finito è sempre parecchio diverso da ciò che creo da sola.
In particulare, com'è stato lavorare col compositore ambientale portoghese Leonardo Rosado per "Dear And Unfamiliar" e come ti è capitato di entrare in contatto con lui?
Ci siamo conosciuti su Myspace qualche anno fa e lui mi ha chiesto di contribuire con una canzone a un album che stava mettendo insieme per la sua etichetta Feedback Loop, poi abbiamo deciso di iniziare un progetto insieme, facendo canzoni basate su un film. Alla fine abbiamo scelto "Casablanca" e tutto è cominciato da lì. È stata una bellissima esperienza lavorare con Leonardo. Adoro quello che abbiamo prodotto e spero di poter collaborare ancora con lui.
Il tuo nuovo disco "Winter Lady" presenta un mood affine a quello di "Without The World", ma i suoi brani sono in genere più lunghi e (almeno in apparenza) maggiormente concentrati sulla texture dei suoni: trovi che sia stato il frutto una qualche differenza nel tuo approccio alla musica rispetto al primo album?
Credo che la differenza sia che "Without The World" è stato più un esperimento. Con "Without The World" stavo sviluppando uno stile in termini di composizioni, struttura suoni e atmosfere, ma sostanzialmente era tutta sperimentazione. Un tentativo di trovare la musicalità della mia voce. Con "Winter Lady" sento di aver trovato la mia voce, non solo in senso vocale, ma in un senso musicale complessivo, a 360 gradi. Il concept è stato costruito intorno a "Highwaymen In Midnight Masks" e come album racconta una storia sia personale che metaforica. Perciò credo che "Without The World" sia più di una raccolta di pezzi individuali, che spero funzioni sia come album che nei singoli pezzi, mentre "Winter Lady" è un disco più concettuale e ricercato, ha uno spirito di sperimentazione. Ma gli album sono molto simili nell'esprimere le mie emozioni a parole e in musica, in modo autentico e sincero.
Due album e mezzo nel volgere di appena un anno, oltre a tante altre idee e nuovi progetti collaborativi. Si direbbe che sei un'artista molto prolifica: si è trattato di una semplice coincidenza nei tempi di pubblicazione oppure dipende dal fatto che scrivere musica sia per te tanto naturale da non poterne quasi fare a meno?
Spesso è molto naturale per me, ma hai ragione, è una coincidenza che stia vendendo fuori tutto insieme. La maggior parte della musica uscita quest'anno è stata registrata nell'arco di due anni. Sembro prolifica, perché tutto viene pubblicato adesso, la verità è che passo periodi in cui creo musica tutti i giorni, altri in cui passo dei mesi senza creare niente. Dipende tutto da quando riesco a tagliarmi fuori dal mondo.
Infine, cosa possiamo aspettarci da te in futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Ci sono altri progetti di collaborazione in cantiere e un altro album solista, un progetto chiamato Brother Sun, Sister Moon con Gareth Munday aka Roof Light. È un lavoro sperimentale che va a rovistare tra roba psichedelica di varia natura: acid-folk, shoegaze, dream-pop, ambient e drone. Sto lavorando con Listening Mirror su un progetto ambient-drone con voci eteree e a un album con Aidan Baker. Abbiamo già collaborato per un brano che fa da b-side del singolo "Highwaymen In Midnight Masks" e che ho davvero amato molto; non vedo l'ora di registrare con lui. Tra tutto questo, voglio fare un altro album solista e tornare in Italia per un nuovo tour. Spero di riuscire a visitare l'Italia questa volta. Non mi aspetto davvero nulla dalla musica. Spero che ciò che faccio possa continuare a suscitare emozioni nelle persone ed essere qualcosa a cui possono relazionarsi e spero di continuare a fare musica per molti anni ancora.
Traduzione a cura di Enrica Chimienti