In tanti gli riconoscono, per lo più, le gesta sui palchi sanremesi, alle prese con un pop che di italiano aveva poco sia nel linguaggio sonoro che in quello delle parole, ma che possedeva la freschezza e l’efficacia giuste per arrivare alle orecchie di una moltitudine di ascoltatori. Se poi le cose – quanto a popolarità mainstream - sono cambiate, è dovuto al fatto che, a differenza di molti altri exploit anche prolungati, nel caso di Garbo è stato il successo di massa a “ricercare” il musicista, e non viceversa, e questo non perché – crediamo – egli non ami le folle, ma più semplicemente perché non sembra il tipo di persona disposta a inseguirle a ogni costo. Tutto ciò, assieme ai suoi dischi, è qualcosa che ha a che vedere con la coerenza. Altri, al suo posto, avrebbero (anzi hanno) cavalcato l’onda, si sarebbero (si sono) resi più compiacenti, con qualche lisciata di pelo in più, tra una comparsata qua e là e un ritornello ruffiano, pur di preservare la propria rendita di posizione.
Chi si è presentato all’appuntamento luganese nella lussuosa cornice della Radio Svizzera Italiana lo scorso 10 ottobre con l’intento di farsi un’overdose di karaoke rimembranti i tempi che furono – speriamo pochi, se non nessuno – temiamo che sia rimasto deluso. I ricordi, è vero, ci raccontano quello che siamo oggi, ma poi che c’è chi vi si rifugia dentro, e chi al contrario li considera solo un pretesto per raccontarsi, qui e ora. E, manco a dirlo, Garbo & co. hanno imboccato la seconda strada, sciorinando elettricità a profusione, proponendo parte del nuovo e validissimo repertorio, e vestendo di abiti nuovi quelli che potevano essere i “ricordi” del passato, ma che invece si sono presentati per quello che sono: dei classici dell’art-pop tricolore che hanno passato indenni la prova del tempo (ancora il tempo? Già, ma vi avevamo avvisato). Ed così che, con la rilassatezza e il genuino divertimento di chi non deve dimostrare nulla a nessuno, ci sono passati davanti agli occhi, e dentro alle orecchie, tanto i sintetizzatori acidi di “Quando cammino” che le morbide vibrazioni di “Radioclima”, sia le saturazioni decadenti di “Sembra” e l’arcigna suadenza de “Il fine” che il neoromanticismo di “A Berlino... va bene” e di “Quanti anni hai?”. Tutte insieme appassionatamente, nell’insegna di una continuità che è si rivelata, allo stesso tempo, una rottura degli schemi prestabiliti: per fare questo, avere una band vera alle spalle aiuta, eccome. In mezzo e in coda allo show anche Luca Urbani, seconda voce e anima grigia del combo, si è preso la scena in solitaria, nella rievocazione dell’epopea sintetica dei Soerba, con l’ambientale “La bellezza” e con il contagioso refrain “I Am Happy” direttamente da “Sanremo Giovani” 1998. Quando cammino
Ultimo viaggio
La fretta
Sembra
La moda
Il fine
Libero (lead vocals: L. Urbani)
Sexy per amore
Onda elettrica
La bellezza (Luca Urbani)
Voglio morire giovane
Extra garbo
Quanti anni hai?
Il fiume
Radioclima
A Berlino…va bene
Vorrei regnare
Generazione
encore:
I am happy (Luca Urbani)
Stella nera