Bertrand Cantat: riaperta l’indagine sulla morte dell’ex-moglie Krisztina Rády: nuovi elementi dalla serie Netflix sul cantante dei Noir Desir

25-07-2025

A quindici anni dal suicidio di Krisztina Rády, ex-moglie di Bertrand Cantat, la procura di Bordeaux ha deciso di riaprire l’indagine. La donna, trovata impiccata nella sua abitazione il 10 gennaio 2010, viveva nuovamente con il frontman dei Noir Désir, da poco tornato in libertà condizionale dopo la condanna per l’omicidio dell’attrice Marie Trintignant. Cantat aveva scontato quattro anni in carcere dei sette effettivi (su otto inflitti) per aver picchiato a morte Trintignant durante un soggiorno a Vilnius, in Lituania, nel 2003. Tornato in Francia, aveva ripreso la convivenza con Rády.

All’epoca della morte di quest’ultima, non erano emerse tracce evidenti di percosse, e le autorità avevano concluso che si trattasse di un suicidio. Anche una successiva inchiesta del 2018 non aveva portato a risultati differenti. Oggi, però, a rimettere tutto in discussione è la miniserie Netflix "Da rockstar ad assassino: il caso Cantat", che analizza sia il caso Trintignant sia la morte di Rády. Secondo quanto dichiarato dalla procura, la docuserie contiene “affermazioni e testimonianze” inedite che giustificano la riapertura del fascicolo.
Tra le ipotesi sollevate c’è quella secondo cui Rády sarebbe stata vittima di violenza fisica e psicologica, e che il suo suicidio potrebbe essere stato in realtà indotto. In un messaggio riportato nella serie e inviato ai genitori, Rády racconta: “Ieri ho rischiato di lasciarci un dente. Ho il gomito tumefatto e una cartilagine rotta, ma non importa finché ne posso parlare”.
La cantante Lio, amica di Marie Trintignant e intervistata nella serie, ha dichiarato che la violenza di Cantat era un fatto noto nell’ambiente. Eppure, durante il processo per la morte di Trintignant, Rády era stata ascoltata come testimone e aveva negato di aver subito maltrattamenti dall’ex-marito. Ora, con nuovi elementi sul tavolo, il caso potrebbe assumere contorni ancora più cupi.

La docuserie "Da rockstar ad assassino - Il caso Cantat" racconta la tragica vicenda del leader di una delle band francesi di maggior successo degli anni 90, i Noir DésirFrontman carismatico e autore di testi poetici, Bertrand Cantat finirà col legare il suo nome per sempre alla tragedia del 2003, quando sarà arrestato per la morte della sua compagna, l'attrice Marie Trintignant, deceduta a seguito di una violenta lite in una stanza d'albergo a Vilnius, in Lituania.
Nel cuore della notte del 26 luglio 2003, Bertrand Cantat chiamò Vincent Trintignant, fratello di Marie, confessandogli di averla colpita. I racconti su ciò che accadde in seguito differiscono, ma è certo che Vincent chiamò i soccorsi solo al mattino, quando si rese conto della gravità delle condizioni della sorella. Marie fu trasportata d’urgenza all’ospedale di Vilnius, ma nonostante ogni tentativo di salvarla, il suo stato peggiorò. Disperato, Cantat tentò il suicidio ingerendo tranquillanti e antidepressivi. Marie Trintignant venne infine trasferita in Francia, dove morì a causa delle complicanze delle ferite riportate.
Nel 2004, un tribunale lituano ha riconosciuto Cantat colpevole di omicidio preterintenzionale e lo ha condannato a otto anni di carcere. Il frontman dei Noir Désir ha però scontato solo quattro anni di prigione, ottenendo la libertà condizionale nel 2007 per buona condotta. Il caso ha scatenato forti polemiche in Francia, soprattutto in relazione alla violenza domestica e alla possibilità per lui di tornare alla vita pubblica e alla musica.
Qui sotto il trailer della serie Netflix "Da rockstar ad assassino - Il caso Cantat".



Attraverso immagini d'archivio e testimonianze esclusive, la serie "Da rockstar ad assassino – Il caso Cantat", analizza la complessità del caso, il processo mediatico e giudiziario che ne seguì, e le sue ripercussioni sulla società francese. Il documentario affronta anche alcuni eventi successivi, come il suicidio della moglie di Cantat, Krisztina Rády, nel 2010 a Bordeaux, e le polemiche legate ai suoi tentativi di ritornare sulla scena musicale.
"È stato un processo creativo molto lungo, durato quattro anni - ha raccontato Anne-Sophie Jahn, giornalista e co-regista della docuserie in una intervista a Vanity Fair - È un argomento estremamente complesso, che è stato trattato spesso, ma mai in modo così definitivo ed esaustivo. L'idea, messa punto insieme a Nicolas Lartigue, co-regista di questa docuserie, era quella di trovare il modo per far risuonare questa storia nell'oggi, nel 2025, anche per chi magari era completamente all'oscuro della vicenda. La sfida più grande è stata far parlare le persone, perché è un argomento intorno al quale c'è una vera e propria omertà. È assurdo perché questa storia ha più di vent'anni e si potrebbe pensare che ormai chi sa avrebbe meno problemi ad aprirsi".



Esordi new wave, slanci hardcore, rivoluzioni e derive etniche nella maturità; poesia e ferrose chitarre, amore e rabbia, scelte anticommerciali e militanti, lontananza dalle mode e costante messa in discussione: così i Noir Désir hanno impresso il loro nome negli annali del rock, lasciando uno stuolo di discepoli, una massiccia schiera di fan e un'eredità di dischi memorabili - "Veuillez rendre l'âme (À qui elle appartient)" (1989); "Tostaky" (1992); "666.667 Club" (1996); "Des visages des figures" (2001) - culminata in quel "Des Visages Des Figures", trascinato dal memorabile singolo "Le vent nous portera", con cui sbancarono il mercato internazionale. Una carriera che si chiuderà, di fatto, al picco artistico e commerciale a seguito di quella tragica notte del 26 luglio 2003.
Nel corso della sua carriera, dopo lo scioglimento dei Noir Désir, Bertrand Cantat ha intrapreso vari progetti collaborazioni e ha fondato nuove formazioni, come Détroit e PAZ, cercando così di riconquistare il palcoscenico.


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