David Bowie: un documentario svela i progetti su cui stava lavorando prima di morire

01-11-2025
Negli ultimi giorni della sua vita, David Bowie continuava a progettare il futuro. È da questa consapevolezza che prende le mosse "The Final Act", il nuovo documentario firmato BBC Channel 4, dedicato al periodo conclusivo del Duca Bianco e ai lavori che stava preparando prima della scomparsa, nel gennaio 2016. Due giorni prima di morire, Bowie aveva pubblicato "Blackstar", il suo testamento artistico, dopo diciotto mesi di malattia affrontati nel silenzio.

Prodotto da Rogan Productions – lo stesso team dietro "Freddie Mercury: The Final Act" e "ABBA: Against The Odds" – il film, della durata di 90 minuti, promette di svelare l’ultimo, visionario capitolo di una carriera senza eguali. Come anticipato da Deadline, il documentario offrirà interviste inedite con collaboratori, amici e musicisti che hanno lavorato al fianco di Bowie, insieme alle voci di fan e artisti che ne hanno raccolto l’eredità.
Secondo la testata, "The Final Act" indagherà la rinascita artistica che caratterizzò l’ultimo decennio di Bowie, culminata in "Blackstar", e la lucida consapevolezza con cui l’artista trasformò la fine in un nuovo inizio creativo.
"Ciò che mi ha affascinato di più", racconta il regista Jonathan Stiasny, "è scoprire come l’ultimo capitolo di Bowie non sia stato una conclusione, ma una resurrezione. Ha trasformato il fallimento in trionfo, il silenzio in rivelazione e, infine, la morte in arte".
Shaminder Nahal, dirigente di Channel 4, aggiunge: "Bowie è stato uno di quei rari artisti la cui immaginazione non si è mai spenta. Anche davanti alla fine, è riuscito a spingersi oltre i propri limiti e a creare qualcosa di trascendente".

A proposito di documentari sul Duca Bianco, la Bbc ne ha annunciato un altro, al momento intitolato "Bowie in Berlin", che celebrerà il cinquantesimo anniversario dell’arrivo di David Bowie nella capitale tedesca. Il documentario sarà diretto da Francis Whately, proprio il regista di "David Bowie: Finding Fame", che in passato ha già firmato altri acclamati film sull'artista inglese, tra cui "David Bowie: Five Years" e "David Bowie: The Last Five Years".
Il musicista londinese si trasferì a Berlino nel 1976 per sfuggire a diversi fattori: la pressione soffocante della fama a Los Angeles, episodi di psicosi paranoica e una debilitante dipendenza dalla cocaina. Nella città tedesca visse in anonimato, dove si trsferì con l'assistente Coco Schwab e il "fratello chimico" Iggy Pop, si immerse nella scena artistica e underground di Berlino Ovest.
Jonathan Rothery, responsabile della sezione musica popolare della Bbc, ha anticipato alcuni dettagli sul progetto: “Attraverso le voci di chi era più vicino a David Bowie in questo periodo trasformativo della sua vita, e attraverso le parole dello stesso artista, 'Bowie in Berlin' offrirà una nuova luce su uno dei più grandi protagonisti della storia della musica”.

Louis Theroux, celebre podcaster, sarà produttore esecutivo del progetto per Mindhouse. Theroux ha dichiarato: “È un progetto da sogno. I tre precedenti film su Bowie di Francis sono il punto di riferimento assoluto per i documentari su Bowie e, più in generale, sulla musica. Concentrare la sua maestria sugli anni berlinesi – attraverso lo sguardo delle donne nella vita di Bowie – rappresenta l’incontro perfetto tra regista e materiale”. Theroux ha aggiunto: “Gli anni di Bowie a Berlino sono caratterizzati da una meravigliosa coerenza di tempo e luogo. Ha toccato il fondo, ma ha anche trovato la strada per creare alcuni dei suoi brani più personali, rilanciando se stesso per la prima volta senza maschere, come uomo autentico. Berlino è quindi il crogiolo della sua incredibile rinascita e di tutto ciò che ne seguì”.
Il documentario darà voce anche alle muse berlinesi di Bowie: Clare Shenstone, Romy Haag, Sarah-Rena Hine e Sydne Rome. “Queste donne hanno visto un Bowie che nessun altro ha visto”, afferma la Bbc in una nota. “Ognuna di loro gli ha dato qualcosa di diverso, contribuendo alla sua rigenerazione in un artista che non aveva più bisogno di nascondersi dietro ai personaggi, ma che era felice di esibirsi come se stesso – David Robert Jones”.

La Bbc definisce questo periodo “uno dei più importanti della sua vita: gli anni in cui Bowie voltò le spalle alla fama e al successo, scomparendo per due anni tra le strade della Berlino della Guerra Fredda, dal 1976 al 1978”.
Il documentario, della durata di 90 minuti, andrà in onda su BBC Two e su BBC iPlayer nell’autunno del 2026 – la data precisa non è ancora stata comunicata.



Alla fine della tournée di "Station To Station", dopo una breve parentesi in Svizzera, Bowie si trasferisce con l'assistente Coco Schwab e con Iggy Pop a Berlino. Stremato da LA, che arriverà a definire “il bubbone più repellente della feccia dell'umanità”, avverte il richiamo del Vecchio Continente, di quella cultura madre per molti versi contrapposta a quella americana, che ormai lo stava fagocitando. E lo comprende definitivamente proprio durante il tour di "Station To Station", quando insieme a Iggy Pop si ritrova ad attraversare in treno l'Europa dell'Est.
La città del Muro, lacerante simbolo della Guerra Fredda, ma anche culla mitteleuropea, con la sua plumbea malia decadente, esercita un'attrazione irresistibile. La scena musicale elettronica, il cinema espressionista di Fritz Lang, Friedrich Wilhelm Murnau e Georg Wilhelm Pabst, il cabaret brechtiano, la nuova pittura tedesca affascinano l'ex-ragazzo irrequieto di Brixton. “Sin dall’adolescenza ero ossessionato dal lavoro emotivo e pieno di angoscia degli artisti espressionisti, e Berlino era stata la loro dimora spirituale - spiegherà nel 1978 - Questo era il centro del movimento Die Brücke, di Max Reinhardt e di Bertolt Brecht, qui nacquero Metropolis e Il Gabinetto del dottor Caligari. Era una forma d’arte che rispecchiava la vita non attraverso l’evento, ma lo stato d’animo. Questa è la direzione in cui sentivo che stava andando il mio lavoro”.
Bowie scorge dunque nella città del Muro “il centro di tutto ciò che sta accadendo e che accadrà nei prossimi anni in Europa”, il luogo ideale per “scoprire nuove forme di scrittura e sviluppare un nuovo linguaggio musicale”. Ed è proprio ciò che riuscirà a realizzare con la celeberrima trilogia "Low-“Heroes”-Lodger, frutto della collaborazione con Brian Eno.

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