Sarà pubblicato il 18 aprile “A Berlino con David Bowie”. Il libro, scritto dal giornalista e musicofilo Francesco Bommartini per i tipi della Giulio Perrone Editore, narra del rapporto profondo che unisce
David Bowie a
Berlino: dalla sua casa di Haupstrasse 155 al Brucke Museum, dall'arrivo in città come cocainomane alla guarigione - umana e artistica - attraverso la composizione della trilogia berlinese, dalla colonna sonora di "Cristiane F. - I ragazzi dello zoo di Berlino" all'ovazione dalla parte Est del muro durante il Glass Spider Tour. Una metafora di redenzione attraverso la sperimentazione musicale, da "
Low" a "
Heroes" fino a "Lodger", la leggendaria trilogia concepita assieme a
Brian Eno.
Il titolo fa parte della collana “Passaggi di Dogana” in cui scrittori e scrittrici si addentrano in percorsi artistici, musicale, letterari, cinematografici per disegnare nuovi itinerari dove quello che conta è lo sguardo inedito sulle città.
"Spero di riuscire a farmi voce del Bowie berlinese e di riuscire a trasmettere l’atmosfera e le circostanze della Berlino di ieri, ma anche di oggi", ha spiegato Bommartini.
Dopo una breve parentesi in Svizzera, Bowie si trasferisce con l'assistente Coco Schwab e con Iggy Pop a Berlino. Stremato da Los Angeles, che arriverà a definire “il bubbone più repellente della feccia dell'umanità”, avverte il richiamo del Vecchio Continente, di quella cultura madre per molti versi contrapposta a quella americana, che ormai lo stava fagocitando. E lo comprende definitivamente proprio durante il tour di Station To Station, quando insieme a
Iggy Pop si ritrova ad attraversare in treno l'Europa dell'Est. La città del Muro, lacerante simbolo della Guerra Fredda, ma anche culla mitteleuropea, con la sua plumbea malia decadente, esercita un'attrazione irresistibile. La scena musicale elettronica, il cinema espressionista di Fritz Lang, Friedrich Wilhelm Murnau e Georg Wilhelm Pabst, il cabaret brechtiano, la nuova pittura tedesca affascinano l'ex-ragazzo irrequieto di Brixton. “Sin dall’adolescenza ero ossessionato dal lavoro emotivo e pieno di angoscia degli artisti espressionisti, e Berlino era stata la loro dimora spirituale - spiegherà nel 1978 - Questo era il centro del movimento Die Brücke, di Max Reinhardt e di Bertolt Brecht, qui nacquero Metropolis e Il Gabinetto del dottor Caligari. Era una forma d’arte che rispecchiava la vita non attraverso l’evento, ma lo stato d’animo. Questa è la direzione in cui sentivo che stava andando il mio lavoro”.
Bowie scorge dunque nella città del Muro “il centro di tutto ciò che sta accadendo e che accadrà nei prossimi anni in Europa”, il luogo ideale per “scoprire nuove forme di scrittura e sviluppare un nuovo linguaggio musicale”. Ed è proprio ciò che riuscirà a realizzare con la celeberrima trilogia Low-“Heroes”-Lodger, frutto della collaborazione con Brian Eno.
Francesco Bommartini è giornalista pubblicista dal 2010, appassionato di musica e copywriter. Approfondisce il rapporto tra musica e internet attraverso il suo canale YouTube e collabora con numerosi siti, quotidiani e riviste. Organizza eventi, è musicista e vende dischi, sia online che offline. Ha scritto quattro libri, tra cui Riserva Indipendente – La musica italiana negli anni Zero (Arcana, 2013).