David Gilmour è partito alla conquista il Circo Massimo. Ieri, con la prima delle sei serate nell’arena romana, davanti a quindicimila spettatori, il 78enne chitarrista dei Pink Floyd ha inaugurato il suo nuovo tour a supporto di “Luck And Strange”, l’album del suo ritorno a 9 anni dal precedente “Rattle That Lock”.
A otto dall’ultimo tour, quando calcò anche questo stesso palcoscenico del Circo Massimo, Gilmour si è mostrato in buona forma, compatibilmente con gli anni passati, proponendo una scaletta che ha attraversato diverse tappe della saga floydiana e della sua storia solista.
Imponente ma essenziale il palco, con un fondale nero illuminato da un grande schermo circolare, a richiamare i tempi d’oro dei Pink Floyd. Ma per l’attuale Gilmour la musica è anche un affare di famiglia: non a caso, i testi del nuovo album portano la firma della moglie Polly Samson, mentre sul palco accanto a lui c’era sua figlia Romany, che con la sua arpa ha contribuito ad alcuni dei brani, tra cui “Between Two Points”, la cover dei Montgolfier Brothers presente in “Luck And Strange”. A dar man forte al chitarrista inglese, una band rodata, con Guy Pratt al basso, Adam Betts alla batteria e Greg Phillinganes alle tastiere. Tutti presentati uno a uno da Gilmour, con tanto di battuta finale: “Dimentico qualcuno? Ah sì, mia figlia Romany!”.
La serata si è aperta con le strumentali “5 A.M.” e “Black Cat”, che hanno preparato il terreno per i primi assoli di Gilmour. Poi, spazio alla title track del nuovo album, nata da una jam session del 2007, a cui partecipava anche Rick Wright, il tastierista dei Pink Floyd scomparso poco dopo.
La scaletta, che comprende una ventina di brani, attinge inevitabilmente al nuovo album ma non dimentica i lavori dei Pink Floyd, soprattutto quelli post-Waters, come “A Momentary Lapse Of Reason” e “The Division Bell”, anche se il vertice emotivo dello show viene raggiunto inevitabilmente con i classici degli anni 70, come “Breathe”, "The Great Gig In The Sky" e “Time”, quest’ultima accompagnata dalle iconiche immagini degli orologi floydiani tratte dal filmato animato di Ian Emes per “The Dark Side Of The Moon”. E sul palco non mancano anche i classici giochi di luci psichedelici di marca floydiana, tanto per alimentare ulteriormente la nostalgia: quella che impregna inevitabilmente “Wish You Were Here”, dedicata a Syd Barrett, la prima mente del gruppo. Ha poi debuttato nelle scalette live di Gilmour "Marooned", unica canzone dei Pink Floyd a ricevere un Grammy Award, già proposta dal vivo dal chitarrista nel 2004, in occasione del concerto per i 50 anni della Fender Stratocaster. Ripescata anche "Sorrow", che Gilmour aveva già riportato in auge nel tour di “Rattle That Lock”.
Il gran finale è stato tutto dedicato al bis di “Comfortably Numb”, l’unico della serata.
Stasera si replica al Circo Massimo. Dopo Roma, toccherà a Londra, Los Angeles e New York.
Ecco la scaletta dei concerti di David Gilmour al Circo Massimo di Roma: