I cinque inizi di canzone più inquietanti di sempre, dagli Swans a Nick Cave, secondo Far Out

03-11-2026

Una curiosa selezione è stata pubblicata dal magazine Far Out: quella dei cinque incipit più inquietanti di sempre. “Un grande canzone – sottolinea il magazine – non ha necessariamente bisogno di un incipit memorabile. Ma quando l’obiettivo è inquietare, le prime parole possono essere decisive: devono insinuare subito un senso di disagio, senza ricorrere a effetti troppo espliciti. La paura più efficace nasce spesso dalla sottigliezza, dalla solitudine e da un dettaglio capace di rendere improvvisamente minaccioso un paesaggio familiare”.

Ecco allora i cinque brani scelti da Far Out in grado di creare questa atmosfera fin dai versi iniziali.

Swans – “Killing For Company”

“Non riuscivo a fermarmi,
sapevo che l’avrei fatto di nuovo…”

Il brano si ispira al serial killer Dennis Nilsen, che collegava i suoi delitti a una solitudine estrema.
L’incipit trascina subito nella mente dell’assassino, presentando la violenza come un impulso destinato a ripetersi.

Neil Young – “Revolution Blues”

“Beh, viviamo in una roulotte ai margini della città,
non ci vedete mai perché non ci facciamo vedere…”

Young, che aveva conosciuto Charles Manson prima dei delitti, evoca un mondo di isolamento e minaccia.
La roulotte ai margini della città introduce la distanza sociale e psicologica da cui prende forma l’incubo.

Nick Cave & The Bad Seeds – “Red Right Hand”

“Fai una passeggiata fino ai margini della città,
e attraversa i binari…”

Un invito apparentemente innocuo accompagna l’ascoltatore verso un territorio dominato da una presenza sinistra. Il richiamo al “Paradiso perduto” di Milton conferisce al male della periferia una dimensione antica e quasi soprannaturale.

Godspeed You! Black Emperor – “The Dead Flag Blues”

“L’auto è in fiamme e non c’è nessuno al volante,
e le fogne sono tutte intasate da mille suicidi solitari…”

L’automobile senza conducente apre uno scenario di devastazione che sembra annunciare la fine della civiltà. A renderlo ancora più angosciante è il tono distaccato del narratore, che osserva il disastro senza lasciare intravedere speranza.

Sufjan Stevens – “John Wayne Gacy, Jr.”

“Suo padre era un bevitore,
e sua madre piangeva a letto…”

Nel suo miliare “Illinois” Stevens introduce la storia del celebre serial killer attraverso un’infanzia segnata dall’alcol e dalla sofferenza familiare. Il contrasto fra la delicatezza della voce e l’orrore del racconto rende il brano particolarmente perturbante.

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