La nuova canzone di Capossela – Guarda il video

23-02-2023

Esce venerdì 24 febbraio “La crociata dei bambini”, il nuovo brano di Vinicio Capossela che riparte dal poema di Bertolt Brecht “La crociata dei ragazzi” (1942, in Italia edito da Einaudi nel 1959), per affrontare “la peggiore delle catastrofi: la guerra, con tutto il corollario di avvelenamento, di semplificazione, di inflazione, di vanificazione di ogni sforzo ‘culturale’”.

A un anno di distanza dallo scoppio della guerra in Ucraina, la prima di tredici canzoni urgenti che arriveranno presto a farsi sentire.

 

Nel poema “La crociata dei ragazzi” lo scrittore e drammaturgo tedesco rievocava un evento storico di epoca medievale – un gruppo di bambini e adolescenti che, attraversando macerie, morte e distruzione, cerca la via per una terra di pace – ambientandolo però fra le nevi della Polonia agli inizi della Seconda Guerra Mondiale.

Una ballata contro tutte le guerre che riafferma oggi, “epoca di costante crisi”, lo spirito brechtiano: “l’antimilitarismo, la denuncia della guerra come suprema e più disumana affermazione del Capitale” che ha come vittima principale “l’essenza stessa dell’innocenza, l’infanzia”.

Il brano è accompagnato da un lyric video, realizzato dal noto disegnatore Stefano Ricci, con la collaborazione di Ahmed Ben Nessib, utilizzando la tecnica del gesso bianco su carta nera. Un lavoro minuzioso costituito da 4705 immagini, fotografate una per una, senza alcun ausilio di tecniche di animazione digitale.

“La crociata dei bambini”, una produzione La Cùpa, esce su etichetta Parlophone per Warner Music Italy.

 

 

Testo

 

Partirono all’alba

in crociata i bambini

Le facce gelate, chi li troverà?

Partirono in fila,

Sepolti di neve

I soli scampati alle bombe

ed ai soldati

 

Volevan fuggire dagli occhi la guerra,

volevan fuggirla per cielo e per terra

un piccolo capo, la pena nel cuore,

provava a guidarli

e la strada

non sapeva trovare

 

Una bambina di undici,

ad una di quattro, come una mamma

portava per mano

ed un piccolo musico, col suo tamburo,

batteva sordo, al timore

di farsi trovare

 

E poi c’era un cane, ma morto di fame

che per compassione nessuno ammazzò,

e si faceva scuola

tutti alla pari

sillabavan maestri e scolari

P. A. C. E.

 

C’era Fede e Speranza

ma né pane, né carne

non chiamate ladro chi deve rubare,

per dare alle bocche, di cosa mangiare

farina ci vuole

e non solo bontà

 

Si persero in tondo, nel freddo di neve

nessuno più vivi li poté trovare,

soltanto il cielo, li vede vagare

nel cerchio

dei senza meta

dei senza patria

 

E cercano insieme una terra di pace

non come quella che hanno lasciato,

senza fuoco e rovina di Colosseo

ed immenso dietro di loro…

diventa il corteo

 

Il cane nel bosco

fu trovato una sera

al collo portava un cartello con scritto:

qualcuno ci aiuti, abbiam perso la strada

seguite il cane,

e vi prego,

non gli sparate

 

La scritta infantile, trovò un contadino

ma non la mano che la tracciò

un anno è passato, e nessuno è venuto

il cane soltanto è restato

a morire di fame

 

Il cane soltanto è restato

e si muore di fame