Non c’è pace per gli archivi dylaniani, e per fortuna. A quasi cinquant’anni da una delle epopee più eccentriche e viscerali della storia del rock, la saga della Rolling Thunder Revue manda a referto il suo capitolo definitivo. Se il monumentale cofanetto del 2019, affiancato dalle visioni lisergiche di Martin Scorsese, si era occupato di immortalare la prima sfrenata leg del 1975, il nuovo “The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings” sposta il tiro sul secondo e conclusivo atto della carovana.
In uscita il 6 novembre 2026, l’opera si presenta come un macigno storiografico da 39 CD (proposto al prezzo di 138,59 € / £159,99, a cui si affianca una sintesi in 3 LP a 51,96 € / $59,98). I numeri parlano da soli: 381 tracce complessive, di cui ben 371 inedite, a documentare quasi tutte le 27 tappe del tour partito il 18 aprile 1976 da Lakeland, in Florida, e sigillato il 25 maggio a Salt Lake City.
Dimenticate la freschezza sognante del ’75: la versione del 1976 è un’animale diverso, più tirato, nervoso, segnato dalle rughe del tempo e dall’impatto di “Desire”, pubblicato solo pochi mesi prima. Sul palco l’intesa ritrovata con Joan Baez fa da controcanto a una band affilata e potente: il basso di Rob Stoner, il violino gitano di Scarlet Rivera, la batteria di Howie Wyeth, fino al ricamo ritmico e chitarristico di T Bone Burnett, David Mansfield, Steven Soles e, soprattutto, le rullate sferzanti di Mick Ronson, ex braccio destro di David Bowie negli Spiders from Mars.
Le scalette macinano classici immortali (“Mr. Tambourine Man”, “Blowin’ in the Wind”, “Maggie’s Farm”) stravolgendoli con un’aggressività elettrica quasi punk, mentre i brani di Desire (“Isis”, “One More Cup of Coffee”, “Oh, Sister”, “Romance in Durango”) trovano qui la loro declinazione più teatrale e viscerale, toccando picchi d’intensità drammatica con esecuzioni al fulmicotone di “Shelter from the Storm” e “Idiot Wind”. Tra le perle per i completisti spunta persino il leggendario set registrato per lo show tv mai andato in onda “The Midnight Special”.
Un regesto sonoro imprenscindibile per cogliere la costante metamorfosi dell’artista di Duluth, che per una curiosa sincronicità temporale tornerà a calcare i palchi italiani proprio nei giorni dell’uscita del box set:
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