Il sodalizio tra Isobel Campbell e Mark Lanegan è stato uno degli incontri più singolari e affascinanti dell’indie-folk degli anni Duemila: da una parte l’ex violoncellista e cantante dei Belle And Sebastian, con la sua voce fragile ed eterea, dall’altra l’ex frontman degli Screaming Trees, con quel timbro cavernoso e carico di blues che sembrava provenire da un altro mondo. A novembre torneranno nei negozi due capitoli fondamentali della loro collaborazione, “Sunday At Devil Dirt” e “Hawk“.
Cooking Vinyl ha infatti annunciato per il 6 novembre la ristampa di entrambi gli album, che saranno nuovamente disponibili in vinile da 180 grammi, cd e digitale.
La storia della coppia era cominciata con “Ballad Of The Broken Seas“, pubblicato nel 2006 e candidato al Mercury Prize. Campbell e Lanegan avevano costruito il disco lavorando a distanza, scambiandosi registrazioni e idee via internet. Il contrasto tra le loro personalità era già il centro del progetto: il folk delicato della musicista scozzese si confrontava con il blues, il country e le atmosfere desertiche congeniali a Lanegan. Un equilibrio ancora imperfetto, ma sufficientemente intrigante da spingerli a proseguire l’esperimento.
Due anni più tardi arrivò “Sunday At Devil Dirt”. Un nuovo “scontro tra angeli e demoni”, tra la sporcizia del blues e il candore del folk-pop. Rispetto all’esordio, però, l’amalgama tra le due voci risultava decisamente più convincente. “Seafaring Song” trovava Lanegan e Campbell immersi tra chitarra e archi, mentre il notturno “Come On Over (Turn Me On)” accentuava il lato più sensuale e inquieto della loro musica. In “The Raven” la voce eterea di Campbell faceva da contrappunto al registro sulfureo di Lanegan, mentre “Who Built The Road?” portava il dialogo tra i due verso una dimensione drammatica e cinematografica. Il contrasto restava comunque la vera ragione d’essere del progetto. Lanegan poteva inoltrarsi nelle atmosfere quasi sciamaniche di “Back Burner”, mentre Campbell emergeva nel sensuale intreccio di slide e piano jazz di “Shot Gun Blues”. Non tutte le ballate mantenevano la stessa intensità, ma “Sunday At Devil Dirt” dimostrava come quella che inizialmente era sembrata una combinazione quasi impossibile avesse ormai trovato un proprio linguaggio.
Il processo arrivò a maturazione nel 2010 con “Hawk”, terzo e ultimo album realizzato insieme. Il disco segnava un ulteriore passo avanti soprattutto nella qualità dell’intesa tra i due interpreti: le rispettive identità non venivano più semplicemente contrapposte, ma potevano scambiarsi ruoli e territori.
Lanegan riusciva così ad alleggerire il proprio registro nel folk-pop di “Time Of The Season”, mentre Campbell mostrava un lato più ruvido in “You Won’t Let Me Down Again” e nel rockabilly di “Get Behind Me”. Accanto alle asperità folk-blues trovavano spazio il desert-country di “Snake Song”, una “Come Undone” vicina alle atmosfere più languide del repertorio di Lanegan e due duetti di Campbell con Willy Mason, “No Place To Fall” e “Cool Water”. La cantante scozzese si ritagliava inoltre due episodi in solitaria, “Sunrise” e “To Hell & Back Again”.
Era il punto d’arrivo di un percorso nel quale due musicisti inizialmente lontanissimi avevano progressivamente imparato a occupare lo stesso spazio sonoro. Come ricostruisce anche la monografia di Mark Lanegan su OndaRock, con “Hawk” Campbell e Lanegan apparivano ormai come una vera coppia artistica e non più come due personalità semplicemente accostate per contrasto.
A sedici e diciotto anni dalla loro pubblicazione, le nuove edizioni di “Hawk” e “Sunday At Devil Dirt” riportano così in primo piano una collaborazione interrotta dalla morte di Lanegan nel 2022 e rimasta particolarmente cara a Isobel Campbell. “Nessuna parola può esprimere quanto questi dischi significhino per me. Sono il mio cuore”, ha raccontato Campbell presentando le ristampe. “Produrre questi album, scrivere le canzoni e lavorare con Mark ci ha permesso di esplorare questo strano e bellissimo punto d’incontro tra i nostri due mondi musicali”. Campbell ha ricordato Lanegan come “compagno di canto, amico e musa”, sottolineando quanto la sua assenza continui a pesare e quanto, allo stesso tempo, rimanga viva la sua eredità artistica. Proprio per questo, ha aggiunto, poter rendere nuovamente disponibili i due album assume oggi un significato particolare.
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