John Lennon: le sue 30 canzoni migliori scelte da Uncut con Paul Weller, Roger Daltrey, Ray Davies e tanti altri

09-10-2025
Nel giorno in cui John Lennon avrebbe compiuto 85 anni, la rivista Uncut gli dedica uno speciale, che include anche una classifica delle sue trenta canzoni migliori, valutate da artisti quali Paul Weller, Roger Daltrey, Liam Gallagher, Ray Davies e tanti altri, e un'introduzione di Yoko Ono. "John non aveva un talento limitato - scrive Yoko nell'introduzione - Sapeva esprimere tante emozioni diverse nelle sue canzoni. Sua madre non c’era, suo padre non c’era, e lui da bambino desiderava qualcuno che lo ascoltasse. Quando andai a Liverpool, nella casa dove era cresciuto, piansi, perché vidi quella piccola stanza dove tutto era cominciato. 'Imagine' è la mia preferita tra le canzoni pacifiste di John. Penso che lui la pensasse come me adesso: la pace nel mondo è una cosa inevitabile. Che cosa dovremmo fare, ucciderci a vicenda? Non siamo così stupidi. Penso che 'All You Need Is Love' sia stato l’inizio della sua scrittura pacifista - prosegue la vedova di Lennon - Si nota che già quando era nei Beatles voleva sperimentare, specialmente con canzoni contro la guerra. Ma i Beatles avevano avuto un tale successo che si sentiva come se non potesse farlo.. È importante che le nuove generazioni continuino a scoprire la musica di John e il messaggio che contiene".
La ricorrenza di oggi, 9 ottobre 2025, cade proprio nel giorno di un possibile storico accordo di pace per Gaza: una coincidenza particolare, che aggiunge ulteriore emozione al ricordo di un uomo di pace come Lennon.

Ecco allora la classifica di Uncut di quelle che ritiene le 30 canzoni migliori di John Lennon (qui il servizio completo).

30. Beautiful Boy (Darling Boy)
29. Whatever Gets You Thru The Night
28. This Boy
27. Mother
26. I’m So Tired
25. God
24. #9 Dream
23. Gimme Some Truth
22. Jealous Guy
21. Help!
20. She Said She Said
19. Dear Prudence
18. How Do You Sleep?
17. The Ballad Of John And Yoko
16. Working Class Hero
15. Happy Xmas (War Is Over)
14. A Hard Day’s Night
13. Power To The People
12. Imagine
11. Across The Universe
10. I Am The Walrus
9. Cold Turkey
8. Revolution
7. Give Peace A Chance
6. In My Life
5. You’ve Got To Hide Your Love Away
4. All You Need Is Love
3. Instant Karma
2. Yer Blues
1. Strawberry Fields Forever

Nei giorni scorsi, è stato il figlio Sean Ono Lennon a tornare sul rapporto difficile tra John Lennon e i Beatles nell'ultima fase della storia dei Fab Four. In un’intervista a Chris Hawkins su Bbc Radio 6 Music, Sean ha parlato del punto di vista dei suoi genitori in quel periodo, offrendo anche le sue riflessioni sul perché John Lennon arrivò a guardare con negatività al suo enorme successo precedente.
Il musicista e produttore, nato nel 1975 da Yoko Ono e dal leggendario artista di Liverpool, quest’anno ha supervisionato il mastering audio delle riprese del concerto nel nuovo documentario "One To One: John & Yoko". Il film racconta gli anni in cui la coppia visse in un appartamento nel Greenwich Village di New York, all’inizio dei Settanta, periodo in cui si impegnarono nella politica di protesta e tennero un concerto di beneficenza al Madison Square Garden.
Rispondendo a una domanda sul fatto che John potesse essersi disilluso nel suo rapporto con la musica, Sean ha replicato: "Non credo che avesse smesso di amare la musica. Credo che avesse smesso di amare un certo tipo di fama. Credo che avesse smesso di amare l’essere parte di un ingranaggio, di una macchina pop". Quindi ha aggiunto: "Anche se era sempre ribelle all’interno di quel contesto, penso che comunque risentisse, in qualche modo, del dover essere un Beatle. Credo che volesse davvero andare oltre. Penso che la sua relazione con mia madre fosse il catalizzatore e, nella sua mente, il simbolo di questo. E voleva andare avanti ed essere un artista radicale e un attivista insieme a questa ragazza, Yoko, di cui si era innamorato".

"Quindi, credo che stesse cercando un nuovo modo di fare le cose, un nuovo percorso. C’erano delle difficoltà di crescita - ha proseguito Sean Ono Lennon - E per difficoltà di crescita intendo semplicemente che fece un disco con mia madre che alla gente non piacque necessariamente, ‘Some Time in New York City’. Io penso che quelle canzoni siano davvero belle. Solo che sono meno rifinite di quello a cui il pubblico era abituato. Erano chiaramente registrate in modo impulsivo e veloce. E credo che quello fosse lo spirito del rock'n'roll. Era quasi un atteggiamento punk, proto-punk - ha concluso Sean - Ma non credo che la gente fosse pronta a questo, unito al fatto che i messaggi erano fortemente politici. Però comunque – credo che, quando il disco non vendette, per loro fu dura".

"One To One: John & Yoko", il docufilm diretto dal Premio Oscar Kevin Macdonald, ripercorre la stagione del fermento attivista degli anni 70 attraverso proprio la vicenda di John Lennon e Yoko Ono.
All’inizio del decennio, John e Yoko lasciano il Regno Unito per trasferirsi a New York. Sono la coppia d’oro della controcultura, protagonisti di un impegno politico e sociale instancabile, fianco a fianco con figure come Allen Ginsberg e Jerry Rubin. In quegli stessi mesi, però, cercano anche di ritrovare Kyoko, la figlia di Yoko, e vivono sotto la costante pressione delle intercettazioni dell’Fbi.
Il piccolo appartamento newyorkese in cui abitano — ricostruito fedelmente per il film — diventa il loro osservatorio sul mondo. Attraverso lo schermo della televisione scorrono immagini della scena politica e sociale americana: dagli orrori della guerra in Vietnam alle prime incrinature dello scandalo Watergate, alternate a jingle pubblicitari spensierati, come sorrisi di facciata che non riescono a mascherare il crescente malcontento popolare. 
Qui sotto il trailer di "One To One: John & Yoko".



"One To One: John & Yoko" fonde musica e intimità: accanto all’audio rimasterizzato del celebre "One to One Benefit Concert", prodotto da Sean Ono Lennon, trovano spazio filmati casalinghi inediti e numerose registrazioni di telefonate tra John, Yoko, amici e collaboratori. Ne emerge uno sguardo inedito su un momento cruciale della storia americana degli anni 70.
Racconta il produttore Peter Worsley: "Kevin ci è sembrato una scelta perfetta: basta guardare i suoi documentari su Bob Marley e Whitney Houston per capire quanto sia straordinario nel raccontare storie musicali in modo ampio. Quando ci siamo confrontati, il punto di partenza era chiaro: su John e Yoko era già stato detto tantissimo. È stato lui a trovare un linguaggio narrativo originale per questa storia. Eravamo d’accordo fin dall’inizio: non volevamo un documentario lineare".
Aggiunge la produttrice Alice Webb: "Non conosco nessun altro film che ritragga Yoko in modo tanto fedele. Il loro legame è chiarissimo: vederli sul palco insieme, osservare come si comportano. Storicamente è sempre stato 'John… e Yoko', come se lei fosse lì solo per supportarlo. Ma qui Yoko assume finalmente il ruolo che le spetta. Era la sua compagna di vita e questo film lo mostra. Mostra anche quanto John prendesse sul serio ciò che per Yoko era importante. C’è quella scena incredibile della conferenza femminista, dove le donne votano se lasciare entrare uomini e lui è l’unico uomo presente! Fu un periodo di crescita incredibile, direi più per John che per Yoko, che sapeva già chi era. Lei ha aiutato John a scoprire chi fosse, dopo i Beatles".

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