È morta a 70 anni Cassandra Wilson, cantante, autrice e produttrice statunitense fra le figure più originali e influenti del jazz degli ultimi quarant’anni. Si è spenta mercoledì 2 settembre nella sua Jackson, Mississippi: la notizia è stata confermata dal manager Robert Torry e dal coroner della contea di Hinds. Le cause della morte non sono state comunicate. “Cassandra Wilson è scomparsa serenamente nella sua casa, circondata dalla famiglia, dagli amici più stretti e dal suo manager”, ha dichiarato Torry. I familiari hanno chiesto riservatezza.
Nata Cassandra Fowlkes il 4 dicembre 1955, era cresciuta in una famiglia dove la musica aveva un posto centrale: il padre Herman B. Fowlkes suonava basso e chitarra e possedeva un’ampia collezione di dischi jazz. Dopo aver studiato pianoforte fin dall’infanzia, si avvicinò alla chitarra e al clarinetto, coltivando nel frattempo ascolti che andavano da Robert Johnson a Joni Mitchell.
Dopo una prima esperienza a New Orleans, nei primi anni Ottanta, Wilson si trasferì a New York e trovò il proprio ambiente nel collettivo M-BASE, guidato dal sassofonista Steve Coleman e animato da una nuova generazione di musicisti interessati a contaminare il jazz con funk, ritmi contemporanei e sperimentazione. Partecipò all’esordio di Coleman, “Motherland Pulse”, e avviò nel 1986 la propria discografia con “Point Of View”.
Già nei primi dischi emergeva una personalità non incline a rispettare confini di genere. “Blue Skies”, del 1988, era invece un’incursione nel repertorio degli standard, registrata con Mulgrew Miller, Lonnie Plaxico e Terri Lyne Carrington; ma Wilson tornò presto a una ricerca più libera con “Jumpworld”.
La svolta decisiva arrivò con la Blue Note e con il produttore Craig Street. Pubblicato nel 1993, “Blue Light ‘Til Dawn” definì il suo linguaggio maturo: un jazz aperto al blues del Delta, al folk-rock, al country, al soul e alla canzone d’autore, tenuto insieme da un contralto scuro, elastico e subito riconoscibile. Non era una semplice interprete di repertori altrui: ogni brano veniva piegato a un fraseggio personale, radicato nel Mississippi e insieme modernissimo.
Il disco che ne consacrò definitivamente la statura fu “New Moon Daughter”, premiato con il Grammy per il miglior album jazz vocale. Nel suo repertorio convivevano Neil Young, U2, Hank Williams, Son House, Bob Dylan, Cyndi Lauper e i Monkees, di cui trasformò “Last Train To Clarksville” in una rilettura lontanissima dall’originale. Nel 2009 arrivò un secondo Grammy con “Loverly”.
Nel lungo periodo alla Blue Note, Wilson approfondì ulteriormente il rapporto con le proprie origini meridionali: “Traveling Miles” rese omaggio a Miles Davis, mentre “Belly Of The Sun”, registrato nel Mississippi, riportò al centro il blues e le musiche delle radici. Con “Thunderbird” sperimentò sonorità più vicine al pop, lavorando anche con T Bone Burnett e Keefus Ciancia; “Silver Pony” alternò materiale dal vivo e in studio, con ospiti come John Legend e Ravi Coltrane.
Dopo l’uscita dalla Blue Note, realizzò “Another Country” con Fabrizio Sotti, concentrandosi maggiormente sulle composizioni originali e sulla chitarra. Il suo ultimo album, “Coming Forth By Day”, uscì nel 2015 come tributo a Billie Holiday, una delle sue guide artistiche. Nel 2022 era stata insignita del titolo di Jazz Master dal National Endowment for the Arts, fra i massimi riconoscimenti statunitensi dedicati al jazz.
Cassandra Wilson lascia il figlio Jeris, al quale aveva dedicato “Out Loud (Jeris’ Blues)” nell’album “She Who Weeps” del 1991. La sua eredità risiede in un modo di intendere il jazz come territorio vivo, capace di assorbire la memoria afroamericana, il blues, il folk e la canzone popolare senza mai smarrire una voce propria.