Cinquant’anni dopo l’uscita di "Wish You Were Here" dei Pink Floyd, la band è tornata all’inizio di questo mese con un imponente cofanetto celebrativo per il cinquantesimo anniversario dello storico album del 1975. Circa una settimana dopo l’arrivo della raccolta retrospettiva, il gruppo ha regalato ai fan un videoclip del brano omonimo, di grande impatto visivo, che alterna riprese nostalgiche della band in studio e mentre corre in una stazione della metropolitana ad animazioni fantasiose di una statuina che fluttua attraverso il tempo e lo spazio. Il video si apre con una porzione di luna, per poi esplodere immediatamente in una sequenza caotica di immagini: spermatozoi che si lanciano verso un ovulo, un occhio avvolto dalle fiamme, luci che sfrecciano nel buio, prima di passare a inquadrature intime del gruppo. Il resto del filmato si dispiega come un sogno febbrile, per poi tornare, in chiusura, a una serie di immagini che richiamano l’inizio. Guarda qui sotto il video di "Wish You Were Here".
Tra le rarità in studio del nuovo box celebrativo "Wish You Were Here (50Th Anniversary)", figurano due versioni di "Wish You Were Here", tra cui una con David Gilmour alla pedal steel guitar e un’interpretazione con un assolo di violino del virtuoso jazz Stéphane Grappelli. Il box include anche il mitico nastro del concerto al L.A. Sports Arena, registrato dal celebre bootlegger Mike “The Mic” Millard: la registrazione più pulita mai realizzata di uno spettacolo del tour di 29 date di "Wish You Were Here". La ristampa del cinquantesimo anniversario ha il grande merito di rievocare in modo approfondito quel periodo irripetibile della storia dei Pink Floyd. Il secondo disco scava nella genesi dell’album, proponendo versioni embrionali di “Shine On You Crazy Diamond” (“Wine Glasses”, “Shine On You Crazy Diamond – Early Instrumental Version”), la versione cantata da Gilmour di “Have A Cigar”, la variante con violino di “Wish You Were Here” (giustamente scartata) e i primi demo di “The Machine Song”. Il terzo disco, invece, guarda già al futuro prossimo della band inglese, anticipando “Animals” attraverso le prime incarnazioni di “Sheep” (“Raving And Drooling”) e “Dogs” (“You’ve Got To Be Crazy”): versioni ancora lontane dalla forma definitiva, ma già sorprendentemente strutturate, che testimoniano quanto lunga e complessa sia la gestazione di brani così articolati. Il percorso si chiude con una serie di esibizioni live degli anni d’oro, dal repertorio di “The Dark Side Of The Moon” fino al concerto di Los Angeles, che vede protagonista uno dei brani psichedelici più iconici della band, “Echoes”. Qui il sax sembra quasi suggerire un universo parallelo, come se “Echoes” si fosse trovato, per un attimo, dentro “The Dark Side Of The Moon”.
Nel 2025 ben due album dei Pink Floyd hanno raggiunto il vertice delle classifiche britanniche. Prima il celeberrimo “Live At Pompeii”, poi la ristampa per il cinquantesimo anniversario di “Wish You Were Here”, proclamato Christmas Number One Album nel Regno Unito.