La rivalutazione continua di “Animals” dei Pink Floyd, iniziata da Roger Waters nei suoi recenti e imperdibili live – dove “Dogs” e Pigs” erano episodi cruciali per comunicare col pubblico (l’emblematico “Trump Is A Pig”) – sembra non conoscere limiti. Questa riscoperta ha dei motivi ben precisi e il principale tra questi è che “Animals” è uno di quegli album che contiene un messaggio universale, che resta e resterà valido in ogni epoca. Comunque la si pensi e qualunque siano le opinioni politiche di ognuno, le società di ogni tempo e di ogni regione geografica sono sempre state divise in maiali, cani e pecore e i tentativi sinceri o ingenui di ribaltare questa oscena suddivisione sembrano sempre destinati a tragici fallimenti.
I testi di “Animals” restano quindi attualissimi, anzi probabilmente lo sono ancora più oggi – epoca in cui i “maiali” possono vincere le elezioni in prima persona senza intermediari – rispetto al 1977. “Animals” è quindi un disco ascoltato da un numero enorme di persone, ma probabilmente mai davvero letto a dovere per poter dire che sia stato compreso sino in fondo. Una denuncia esplicita della società costruita dagli uomini, ma anche una visione pessimistica e disincantata che trova infine una via d’uscita in una triste ma inevitabile fuga da un destino immodificabile, per trovare rifugio nel mutuo soccorso tra persone affini.
Questo nuovo remix ha quindi il merito di riproporre alle giovani generazioni un lavoro sempre attuale, ma soprattutto di renderne l’ascolto (non su pc o smartphone, ovviamente) davvero appagante. Tutti gli strumenti hanno un suono più limpido e pulito rispetto alla versione del 1977 di Brian Humphries, che però era figlia della sua epoca, cioè dell’anno della rivoluzione del rock. Il risultato è quindi un remix che porta i suoni più vicini a quelli di “The Dark Side Of The Moon” o “Wish You Were Here”, e in generale l’ascolto potrebbe definirsi superlativo se effettuato su un buon impianto hi-fi, con la tastiera di Rick Wright splendidamente rinata (forse troppo maltrattata nell’originale, visti i cattivi rapporti con Waters), un basso con un suono decisamente più corposo e una chitarra di cui si può ascoltare ogni singolo accordo con assoluta nitidezza.
Il consiglio – come sempre per un Lp tanto importante – è quello di ascoltarlo nella sua purezza sonora, ma anche di cercare di leggerlo e comprenderlo una volta per tutte. E magari collegare i successivi animali presenti nella mitologia watersiana, dai vermi (i fascisti, i razzisti) di “The Wall” alle scimmie (gli uomini che si allontanano dalla realtà e leniscono il proprio dolore davanti la tv) di “Amused To Death”. Perché c’è un grande filo conduttore tra questi album che andrebbe studiato e approfondito, evitando ascolti superficiali e frettolosi.
25/09/2022
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