Quando i Pink Floyd dissero di no a Stanley Kubrick

19-03-2026
Negli anni Settanta il dialogo tra cinema e rock si fece sempre più stretto, attraverso partiture mirate, canzoni iconiche, se non vere e proprie pellicole interamente a sfondo musicale, come ad esempio i due film ispirati ai concept-album degli Who ("Tommy" e "Quadrophenia"). Non sempre, tuttavia, le collaborazioni andarono in porto.
Un caso emblematico riguarda i Pink Floyd che Stanley Kubrick avrebbe voluto coinvolgere nella soundtrack del suo capolavoro "Arancia meccanica" del 1971. Il progetto, però, non si concretizzò.

A raccontare l’episodio sono stati gli stessi protagonisti. In un’intervista del 2018 a Uncut, il batterista Nick Mason ha ricordato la vicenda con una punta di ironia, ipotizzando le possibili cause di quel gran rifiuto: "Probabilmente accadde perché Kubrick non ci permise di fare nulla per '2001: Odissea nello spazio'! Suona un po' capriccioso, ma forse andò così! Non ricordo se ci chiese davvero qualcosa da 'Atom Heart Mother'. Avremmo adorato essere coinvolti in 2001 – pensavamo fosse esattamente il genere di film per il quale avremmo dovuto comporre la colonna sonora".
Già nel 1973 Roger Waters aveva fornito una versione più diretta dei fatti durante un colloquio con Great Lake nel 1973, riportato da Far Out Magazine. Secondo il bassista, Kubrick si limitò a chiedere l’utilizzo di "Atom Heart Mother" senza specificarne il contesto, rivendicando piena libertà d’uso. "Telefonò e disse semplicemente che la voleva", ha ricordato l'ex-leader dei Pink Floyd. "Noi dicemmo: 'Beh, cosa vuoi farne?'. E lui non lo sapeva. Disse che voleva usarla 'come voglio e quando voglio'... e noi rispondemmo subito: 'Bene, allora non puoi usarla'". In seguito, però, Waters ammetterà di essersi pentito di questa decisione, riconoscendo la genialità del regista inglese e l’impatto delle sue opere sulla storia del cinema.

Kubrick, però, se la legò al dito, come conferma un altro episodio di una ventina d'anni dopo. Nel 1991 i Pink Floyd sono ormai un'altra cosa: Waters se n'è andato da tempo, mentre Gilmour, Mason e Wright provano a dare continuità alla band cercando un nuovo equilibrio. Roger, dal canto suo, è già immerso in una carriera solista ormai definita e in quell'anno sta lavorando a "Amused To Death", il suo terzo album. Per il disco vuole assolutamente inserire la voce metallica di HAL 9000, il computer di "2001: Odissea nello Spazio". Si rivolge quindi a Kubrick e incassa, a sua volta, un rifiuto sprezzante con la motivazione che "se avesse dato il via libera a Waters l'avrebbe dovuto dare a tutti". Apriti cielo. Waters interpreta quel rifiuto come un affronto, soprattutto per l’implicito accostamento a "un cantante qualsiasi". E la replica prende forma proprio nel contesto che avrebbe dovuto celebrare il regista: in "Perfect Sense - Part 1" compare un messaggio al contrario, tutt’altro che conciliatorio.
Il rapporto tra i Pink Floyd e Stanley Kubrick resta così segnato da tentativi andati a vuoto e da dinieghi ripetuti: un incontro inseguito a lungo, mai davvero possibile.

Fatto sta che l'episodio del 1971 resta così uno degli incroci mancati più curiosi tra musica e cinema: da un lato un regista noto per il controllo assoluto sulle proprie opere, dall’altro un gruppo sempre attento alla gestione artistica del proprio materiale. Un equilibrio che, in questo caso, non si trovò. Va ricordato inoltre che Kubrick valutò anche Ennio Morricone per la colonna sonora del film, ma la collaborazione non si realizzò, complice – secondo il racconto del compositore – un intervento fuorviante di Sergio Leone. Quattro anni dopo, a subire un altro celebre no dal mondo del rock fu Dario Argento, che tentò in tutti i modi di coinvolgere i Deep Purple nella soundtrack di un suo celebre film, ispirato alla band inglese nel titolo: "Profondo Rosso". Quando questi ultimi rifiutarono, ripiegò sui Goblin, che, per sua fortuna, fecero la storia con una colonna sonora memorabile.

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