Nella scena italiana contemporanea, dominata da produzioni stratificate e da un’estetica digitale spesso asettica, la scelta di spogliarsi di ogni orpello elettronico per tornare all’essenziale è un atto radicale. Con “Voce e batteria”, Frankie Hi-Nrg Mc opera una sottrazione sistematica, riducendo l’impianto sonoro a un duello primordiale tra la batteria di Donato Stolfi e gli scratch del fedele Dj Stile. Una “sintesi estrema”, come definita dal rapper, che è felicemente percorribile perché i brani di partenza sono generalmente di ottima fattura. Riletture d’autore di una carriera ormai classica.
A evitare l’autocelebrazione contribuisce un gruppo di ospiti eterogeneo. Se il confronto con il versante pop o cantautorale (Jovanotti, Tiziano Ferro, Elisa, Emma, Diodato) solleva interrogativi sull’equilibrio tra l’anima hip-hop e territori pop, il progetto mantiene una sua coerenza stilistica proprio grazie alla ferrea disciplina imposta dalla sezione ritmica: tutto rimane solidamente dentro la gabbia definita sinteticamente nel titolo.
Nella scaletta delle riletture spicca soprattutto una “Autodafé e batteria” con ottima strofa inedita di Fabri Fibra e la versione dinamitarda di “Potere alla parola” con Emma. Suggestiva l’onirica “Elefante” con Raiz. Sono tuttavia riletture che spesso fanno venire una grande voglia di riascoltare gli originali, magari ripartendo dal capolavoro “La morte dei miracoli”.
“Voce e batteria” delude un po’ perché non offre nuovi brani di una delle penne più affilate del nostro rap, ma è anche un riuscito esperimento di ritorno ai fondamentali. Davanti al microfono, uno dei pionieri della scena riaccende la passione per una formula viva e analogica, pulsante e ancora entusiasmante. Per tornare nel mondo digitale, poi, c’è sempre tempo.
20/06/2026