Radiohead sotto accusa: il chitarrista Ed O’Brien interviene per difendere Thom Yorke e Johnny Greenwood

06-07-2025
Negli ultimi mesi alcuni membri dei Radiohead sono finiti al centro di un'accesa discussione per la loro posizione – o per non aver preso posizione – sul conflitto israelo-palestinese. Ora, a prendere parola è il chitarrista Ed O’Brien, che è intervenuto su Instagram per difendere i suoi compagni di band. Il post, nato come commento al Glastonbury Festival 2025, si è tramutato presto in una riflessione più ampia.
Mercoledì 2 luglio, O’Brien ha condiviso un resoconto dell’edizione appena conclusa del festival, elogiando il collettivo nordirlandese Kneecap, noto per il suo esplicito sostegno alla causa palestinese. In risposta a un commento di un fan che tirava in ballo i Radiohead, il chitarrista ha voluto chiarire la posizione del gruppo: "I miei fratelli detestano ciò che sta accadendo a Gaza", ha scritto. "Solo perché non sono presenti sui social o non usano le parole che alcuni si aspettano, non significa che non siano profondamente turbati e indignati".
O’Brien ha poi criticato la polarizzazione alimentata dagli algoritmi: "I social media non sono il luogo in cui molti di noi si sentono a proprio agio per esprimere rabbia. Se voi lo fate, va bene. Ma per molti della mia generazione, i Gen-X, non è una cosa naturale… preferiamo evitarla. Per me, tutto ruota attorno al dialogo diretto, alle comunità reali". E ha aggiunto: "Non postare non significa tacere. Semplicemente, scegliamo di esprimere il nostro dolore e il nostro dissenso nella vita quotidiana, in modi che riteniamo più autentici e significativi".

 
 
 
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Il riferimento più immediato è a Jonny Greenwood, finito al centro delle polemiche per la sua collaborazione con il musicista israeliano Dudu Tassa e per un’esibizione a Tel Aviv, che ha suscitato proteste fino alla cancellazione di alcune date nel Regno Unito. Ma le parole di O’Brien si estendono anche a Thom Yorke, che per mesi è stato sollecitato a esprimersi sul tema e ha preso posizione soltanto lo scorso maggio. Di recente, il movimento BDS ha invitato a boicottare i concerti dei Radiohead, riaccendendo il dibattito intorno alla band e al loro silenzio percepito.
A nulla è valsa anche la lettera aperta che Thom Yorke ha postato sui suoi profili social per spiegare il suo punto di vista. “Quel silenzio, il mio tentativo di mostrare rispetto per tutti coloro che soffrono e sono morti, e di non banalizzare tutto con poche parole, ha permesso ad altri gruppi opportunisti di usare intimidazione e diffamazione per colmare i vuoti, e mi rammarico di aver dato loro questa possibilità”, aveva spiegato Yorke, raccontando lo smarrimento provato durante il tour, quando si è trovato ad affrontare le richieste di una presa di posizione nel pieno della sua attività artistica, in momenti non adatti alla riflessione profonda che la tragedia richiedeva. “Un tizio che mi ha urlato addosso dall’oscurità lo scorso anno […] non mi è sembrato proprio il momento migliore per discutere della catastrofe umanitaria in corso a Gaza”.
Il musicista inglese aveva descritto la fatica di trovare parole che non risultino vuote o strumentali. Rivendicando la coerenza della sua intera carriera, un’opera artistica sempre schierata contro la violenza, l'oppressione e l’estremismo. “Spero che per chiunque abbia mai ascoltato una nota della musica della mia band […] sia evidente che non potrei mai sostenere alcuna forma di estremismo o deumanizzazione degli altri”.

Ma Yorke non si è limitato a difendersi. Nella sua dichiarazione ha preso posizione chiaramente contro il governo israeliano, definendolo “una banda di estremisti” e accusandolo di sfruttare la paura e il lutto del proprio popolo per portare avanti una politica aggressiva e coloniale. “La loro scusa della legittima difesa ha da tempo perso credibilità ed è stata sostituita da un desiderio trasparente di prendere il controllo permanente di Gaza e della Cisgiordania”.
Allo stesso tempo, però, il frontman dei Radiohead ha criticato anche l’ambiguità di certe frange pro-palestinesi che ignorano le responsabilità di Hamas. “‘Free Palestine’ non risponde alla semplice domanda: perché tutti gli ostaggi non sono ancora stati restituiti? […] Anche Hamas sceglie di nascondersi dietro la sofferenza del suo popolo, in modo altrettanto cinico e per i propri fini”.

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