Era il 2005 quando i White Stripes pubblicarono "Get Behind Me Satan", un album che all’epoca spiazzò pubblico e critica, segnando un deciso strappo con le coordinate garage-blues di "Elephant" e, più in generale, con l’ortodossia rock che aveva alimentato il culto della band di Detroit. Oggi, a vent’anni esatti dalla sua uscita, Satan torna in una ristampa celebrativa in doppio vinile disponibile dal prossimo 27 giugno.
Registrato in modo volutamente lo-fi nella tromba delle scale della casa di Jack White, l’album rappresenta il lavoro più sperimentale e meno prevedibile del duo: le chitarre lasciano spesso spazio a marimbe, pianoforti sghembi e strutture sghembe, in un patchwork sonoro che guarda al vaudeville quanto al rock’n’roll delle origini. Un disco irrisolto e affascinante, che fa del disorientamento una cifra stilistica, e che solo col tempo ha trovato la sua vera collocazione nell’opera dei White Stripes.
Brani come "Blue Orchid", "My Doorbell" e "The Denial Twist" sono diventati nel frattempo piccoli classici di culto, eppure all’epoca la virata stilistica fu accolta con diffidenza da parte di molti. Nonostante questo, l’album si aggiudicò un Grammy come Best Alternative Album e superò le 900.000 copie vendute negli Stati Uniti, contribuendo a consolidare la reputazione di Jack White come artista imprevedibile e visionario.
La ristampa arriva a pochi mesi dalla pubblicazione di "Get Behind Me Satan XX", edizione ampliata contenente demo, versioni alternative e registrazioni live, ulteriore segnale di una riscoperta critica sempre più intensa. Il tutto mentre i White Stripes entrano ufficialmente nella Rock and Roll Hall of Fame, al fianco di nomi come OutKast, Soundgarden e Cyndi Lauper: un riconoscimento tardivo, ma meritatissimo, per una delle band più influenti dei primi Duemila.