Timoria

Viaggio senza vento

1993 (Polydor) | rock

In quel grande contenitore che è stato il rock italiano degli anni 90 - tra Afterhours, Verdena, Marlene Kuntz e tantissimi altri - c’è stata una band che ha saputo rappresentare più di altre le debolezze e le paure di quella generazione cresciuta sulle macerie del muro di Berlino. Quell’evento storico che ha portato alla fine delle ideologie, che sembrava presagire l’illusoria “fine della storia”, ha avuto come conseguenza quasi immediata nei ventenni di quel decennio un forte senso di smarrimento, una sensazione di vivere in un’epoca senza nulla di alternativo in cui credere o per cui lottare, una “generazione senza vento”, priva di una spinta vitale, di un sogno da raggiungere che non fosse l'egoistica realizzazione personale crusoniana di un buon posto di lavoro o la semplice autorealizzazione economica.


Non è un caso che sia stata proprio Brescia la città natale dei Timoria, figli di una provincia dalla mentalità tipicamente imprenditoriale, in cui chi non è integrato in questa visione del mondo non può che sentirsi diverso ed emarginato. I Timoria in quegli anni hanno rappresentato in pieno questa generazione che vedeva nella fuga l’unica possibilità di trovare un modo alternativo di realizzare il proprio Io più autentico e nell’Oriente o nel Sudamerica i luoghi a metà tra reali e “immaginari” dove ritrovare se stessi, facendo in un certo senso quello che il regista Gabriele Salvatores - proprio in quegli anni - faceva con la sua "trilogia della fuga". 

Dopo il successo di "Viaggio senza vento" (1993), i Timoria proseguono con questi temi con opere di ottimo livello come “2020 SpeedBall” (1995) e “Eta Beta” (1997) - giungendo quasi al limite del thrash (“Europa 3”, “Mi manca l’aria”) - che possono quasi definirsi il secondo e il terzo capitolo di una vera trilogia della fuga. C’è quindi un filo conduttore che tiene insieme tutta la discografia post-1993 del gruppo lombardo, un filo invisibile che unisce brani come “Senza vento”, “La fuga”, “Sudamerica”, “Via padana superiore”. Dopo l’abbandono di Renga verso lidi redditizi ma alquanto poveri di contenuti, arriveranno due lavori dignitosi come “1999” e “El Topo Grand Hotel” col cantante Davide "Sasha" Torrisi, che con brani come “Deserto” e “Sole spento” continueranno nella poetica dei primi successi.

“Viaggio senza vento” è il quarto Lp dei Timoria, ma da molti punti di vista potrebbe intendersi come il loro esordio. Parlare di rock alternativo in questo caso non è proprio esatto, essendo tutto sommato abbastanza classico (seppur ricco delle più varie influenze), ma non tanto per un paese come l’Italia che lo percepisce subito come una novità. 

L’opera inizia subito con il riff pesante di Pedrini di “Senza vento”, primo manifesto della generazione che sogna e urla la sua voglia di libertà, ma non sa che direzione prendere perché non c’è alcun vento, alcuna aspirazione (“Vivo e non credo in niente, credo in niente"). Inizia la storia di Joe, giovane combattuto tra la sua adolescenza che sta per finire e un’età adulta che è solo piena di incertezze. L’abbandono dei vecchi punti di riferimento è il tema della ballad “Sangue impazzito”, in cui Joe sente la spinta per abbandonare i vecchi amici del passato e allontanarsi dalla religione che aveva consolato i primi anni della sua vita. Un passo doloroso ma necessario, descritto con poetica e con uno stile tipico da ballata metal. Nella sua prima fuga, Joe si rifugia in un paradiso artificiale (“Lasciami in down”), dove gli adulti (in questo caso la polizia) hanno un ruolo unicamente repressivo, ricordando alcune scene della polizia di “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick.

La vita non vissuta pienamente ma che scivola lentamente è il tema di “La cura giusta”, una nuova ballata folk-rock arricchita da strumenti a fiato. Il momento più heavy è “Il guardiano dei cani”, dove i testi di Renga tornano sul tema della sottomissione ai dogmi della società, con la metafora del cane fedele al padrone che lo maltratta. La band riesce a restare credibile anche al confine del metal, riuscendo a superare questa frontiera negli album successivi.
Il momento vero dell’inizio del viaggio, dell’abbandono della vecchia società, arriva nel brano “La fuga”, uno dei momenti più poetici dell'album, dove testi e sonorità rock si coniugano inscindibilmente. Le tastiere iniziali, il basso martellante di Pellegrini e i testi di Pedrini con i cori urlati (“Va via!”) rappresentano uno dei momenti più riusciti ed equilibrati della intera carriera dei Timoria.

La fuga non poteva che dirigere Joe in Oriente. Affiorano le sonorità da raga indiano e si arriva a “Verso Oriente”, un altro momento sorprendente della loro discografia, con la voce di Omar Pedrini che duetta con Eugenio Finardi in un brano ricco di pathos che inizia un viaggio solitario per ritrovare se stesso (“Vado via insieme a me”).
Il viaggio di Joe continua con tracce più tipicamente rock come “La città del Sole”, “Piove” e “Il sogno”, che confermano i Timoria come una band capace di trovare con facilità melodie riuscite, arricchite da arrangiamenti curati nei dettagli.
Nel complesso, però, la seconda parte di “Viaggio senza vento” non regge il confronto con la prima, più poetica e innovativa nel panorama del rock italiano. Non mancano i momenti nostalgici di Joe, come nel brano tradizionale "Lombardia", che riesce a cogliere l'essenza più profonda di questa regione. A volte si esce fuori dal concept, come in “Frankenstein", vicina al prog dei Goblin. Il viaggio in Oriente prosegue (“La città di Eva”) e termina con “Il guerriero", in cui Joe torna ormai forte, dopo aver trovato quel vento che non era riuscito a cogliere anni prima (“Il guerriero è tornato e sa dare un senso a giorni inutili”).

Nel 1993 “Viaggio senza vento” lasciò il segno nel panorama del rock italiano, con le sue oltre cinquantamila copie vendute e soprattutto con la capacità di portare alla luce sentimenti che erano vivi nella società italiana, in particolare nelle giovani generazioni. Un disco che ha segnato un’epoca, soprattutto per chi quell'epoca l’ha vissuta in prima persona.

(17/04/2022)



  • Tracklist
  1. Senza vento
  2. Joe
  3. Sangue impazzito
  4. Lasciami in down
  5. Il guardiano di cani
  6. La cura giusta
  7. La fuga
  8. Verso oriente
  9. Lombardia
  10. Campo dei fiori jazz band
  11. Freedom
  12. Il mercante dei sogni
  13. La città del sole
  14. La città della guerra
  15. Piove
  16. Il sogno
  17. Come serpenti in amore
  18. Frankenstein
  19. La città di Eva
  20. Freiheit
  21. Il guerriero




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