In tutta franchezza, è possibile secondo voi recensire a dovere un gruppo che sforna una canzone chiamata “Modem Song” campionando, per l’appunto , quell’odiosissimo rumore di connessione in corso che speravo di essermi ormai lasciato alle spalle per sempre?
No, siamo sinceri, davanti a band come gli scozzesi Looper non si può far altro che stare in silenzio con gli occhi spalancati e aspettare (quasi spaventati) la prossimo eco, il prossimo sample in arrivo da chissà quale pianeta.
E probabilmente è proprio questo che pensai anche io la prima volta che presi in mano quel disco, lasciato da mia sorella in soggiorno fra tanti altri.
A 9 anni non ti chiedi cosa sia la musica, semplicemente vedi una bella copertina formata da sfere con tanto di finestre e non puoi fare altro che ascoltare, rapito da quei suoni così astrali ed extraterrestri (da ascoltare l’incredibilmente dolce binomio “Puddle Monkey/These Things”). Anche non dormire per i tre giorni seguenti, ma questa è un’altra storia.
“The Geometrid” è un parto meraviglioso della stessa mente che solo due anni prima aveva incuriosito il mondo con la sua band (in cui era bassista), i Belle & Sebastian, un turbinio continuo di poco più di mezz’ora fra scintillanti dissonanze, sintetizzatori impazziti e campionature di eccezionale originalità.
I quattro sembrano quasi giocare, divertirsi a premere tutti quei tasti e a ruotare tutte quelle levette per sentire il cambiamento sonoro che producono, affamati come bambini che hanno appena scoperto la cioccolata.
Il disco comincia a girare e subito pensi: “Oh no, un altro gruppetto synth-pop anni 80 uscito da chissà dove” (pardon, “Mondo ’77”, sentita anche nel film “Vanilla Sky”). E invece poi quasi dal nulla arrivano “Uncle Ray” (e ti ritrovi in un imprecisato ibrido hip-hop corale) o “Money Hair” (impossibile da definire a parole) e capisci che non è poi così importante catalogare l’opera sotto qualcosa. Meglio lasciarla su un tavolo, che tutti la ascoltino.
Ah si, ci sono anche la già citata “Modem Song” e “On The Flipside”. Riescono anche a far amare quel nervosissimo jingle. I commenti sono superflui.
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03/08/2013