65 Days Of Static

The Fall Of Math

2004 (Monotreme) | post-rock

I 65 Days Of Static, come molti musicisti seri, detestano parlare di se stessi e scrivere biografie. Al contrario di altri musicisti seri, il quartetto di Sheffield ancora si rifiuta di scrivere una qualsiasi presentazione che li riguardi. Non solo questo spiega la totale assenza di informazioni su di loro, ma anche gli sfregi sulle fotografie all'interno del libretto.

"The Fall Of Math" è quello che avremmo chiamato il loro primo "long-playing"; dato alle stampe (negli Stati Uniti nel 2004 e in queste settimane distribuito anche in Europea) dopo "stumble.stop.repeat e.p" e "65's.late.night.double-a-side.college.cut-up.trailer.for.the.looped.future. e.p." (entrambi del 2003), stampati solo in una manciata di copie ormai introvabili.
Siamo in presenza di un disco strumentale e vario, dove suoni duri e concilianti si fondono.

L'apertura è affidata a "Another Code Against The Gone" che, in un minuto e mezzo di canzone, rende subito l'idea di come sarà il disco: instabile e imprevedibile. Tra piano, violino, suoni elettronici, tante chitarre distorte e una batteria versatile, "The Fall Of Math" è un gioiello di atmosfere oscure e inquietanti, una raccolta di canzoni prepotenti in grado di proporre, nel giro di pochi istanti, reminescenze di Tool , Lamb, Aphex Twin, e Mogwai per rinnegare tutto in blocco un istante dopo. "Retreat! Retrat!" rischia di farti affogare, ti libera solo per catapultarti nel drum'n'bass di "Default This", mentre "This Cat Is A Landmine" ti graffia dall'interno di un tronco cavo e buio.
"Hole" si veste di tinte orchestrali, mentre "Fix The Sky A Little Longer" sembra il consiglio di un serpente a sonagli pronto a morderti: il cielo è bello, ma non fidarti.

Un album che non presenta un solo punto debole, ma una limpidezza inaspettata, soprattutto se si pensa che, nonostante la sua complessità, è stato registrato in presa diretta in solo quattro giorni.
In un periodo in cui sono in molti a ricercarsi nei suoni del passato, i 65 Days Of Static si trascinano in una nuova dimensione in cui elettronica, progressive, post-rock e dark prolificano.
Questo gruppo è un dono dal futuro per profetizzare tutto ciò che la musica può dire e per insegnarci che spesso le parole non servono.

Quarantacinque minuti che sono tutto fuorché noiosi o scontati, anche per chi pensa di poter rimpiangere la voce, per un gruppo che aveva attirato l'attenzione di John Peel (perché la biografia è noiosa da scrivere, ma che senso ha tenere certe informazioni segrete?).

(09/11/2006)

  • Tracklist
  1. Another Code Against The Gone
  2. Install A Beak In The Heart That Clucks Time In Arabic
  3. Retreat! Retreat
  4. Default This
  5. I Swallowed Hard, Like I Understand
  6. The Fall Of Math
  7. This Cat Is A Landmine
  8. The Last Home Recording
  9. Hole
  10. Fix The Sky A Little
  11. Aren't We All Running?
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