Dears - No Cities Left

2004 (SpinArt)
pop
"If you want all the facts, then yes, the story of The Dears did begin in Montreal in 1995, spurred on by cigarettes, pints and too many nights of overanalyzing Smiths records".

Beh, con un incipit di biografia come questo vale la pena approfondire il discorso, soprattutto perché il gioco, con quelli come me, riesce subito e facilmente: basta menzionare, anche di straforo, i fantastici quattro di Manchester per ricevere attenzioni incondizionate.
A questo punto dichiaro apertamente che se dovessi ricevere un'ingiunzione di esilio per concorso in banda armata e associazione eversiva, come paese ospitante sceglierei ad occhi chiusi il Canada, patria, in questo scorcio di inizio secolo, di realtà musicali tra le più avvolgenti ed affascinanti dell'intera scena mondiale (Destroyer, Broken Social Scene, Hidden Cameras, soltanto per citarne alcuni).

Montreal per l'esattezza è la sede sociale di questo sestetto formatosi, come si diceva sopra, nel lontano 1995. Lungo il percorso che gli porterà in seguito a essere considerati una delle "next big thing" più acclamate, grazie anche alla vetrina del prestigioso SXSW festival che si tiene ogni anno ad Austin in Texas, si lasciano alle spalle una manciate di Ep e un debutto full lenght "End Of A Hollywood Bedtime Story", che ha suscitato più di un brusìo dalle ultime file, quelle notoriamente riservate ai critici.

Tutto ruota attorno alla figura del leader Murray Lightburn, una sorta di eroe romantico post-moderno, degno rappresentante del migliore Sturm und Drang di inizio '800, con tutti gli ingredienti calibrati al punto giusto: una parte del Morrissey più bucolico, due parti del Damon Albarn meno terzomondista, agitare bene e servire guarnito di una fetta del Jarvis Cocker meno voyeurista.
Ecco che quello che ci viene servito è senza dubbio un intruglio che può rischiare di farci girare la testa, se a questo aggiungiamo una pletora di musicisti - Natalia Yanchak (tastiere), George Donoso III (batteria), Valeri Jodoin-Keaton (flauto), Robert Benvie (chitarra), Martin Pelland (basso) - a orchestrare egregiamente il tutto, non si può che restare avvinghiati a questo "No Cities Left" e non abbandonarlo più per il resto dei nostri giorni.

La tournée che vedrà Murray & Co. calcare i palchi britannici all'inizio del nuovo anno ha già suscitato febbrili attese tra i sudditi di Sua Maestà, accanto a questi convivono però le solite malelingue che non vedono di buon occhio sei boscaioli portare il "verbo" pop tra chi l'ha annunciato ormai da un trentennio in lungo e in largo per il globo; altri dicono che sarà come vendere frigoriferi in Alaska, tant'è che i nostri probi giocheranno il carico e non è detto che non gli sia dato di portare a casa la mano.

Già qualche risultato l'hanno messo in saccoccia, i Dears, pubblicando uno dei brani in assoluto più belli di tutto il 2004, "Lost In The Plot", (scaricabile gratuitamente al sito www.thedears.org ) e salutato come singolo della settimana su Nme, una magistrale canzone pop pregna di uggiosità, screziata di lirismo e con un cantato vibratile da brividi lungo la schiena; inoltre Rolling Stone li ha già definiti "new band to watch for".

Ma siccome questo non è dischettino costruito attorno a un singolo ruffiano, la sostanza c'è e si vede, a cominciare dalle prime note di "We Can Have It", dove una chitarra minimale tesse trame sulle quali la voce di Lightburn, ispirata all'ennesima potenza, si adagia pigramente per poi riaversi sollecitata da un drumming dall'effetto typewriter, "Who Are You, Defenders Of The Universe?" testimonia come Lightburn sia a oggi uno dei più promettenti songwriter sulla piazza "We want your information/ we will do what we must/ but not here or in front of people or on the phone/ we're not all blood-sucking leeches/ for we all have families too/ but that don't mean that we really love them or that we don't"; "The Second Part" non avrebbe affatto sfigurato in quel piccolo gioiello di modernariato pop che corrisponde al titolo di "Parklife, Don't Lose The Faith" è semplicemente una canzone superba, degna della penna di Mr Rossiter e dell'ugola di colui che racchiude in sé in egual misura cuore inglese e sangue irlandese.
A seguire non troviamo una flessione neppure volendo pagarla, un'orgia di archi impietosamente strapazzati da una grancassa marziale segna l'incedere di "Expect The Worst/'Cos She's A Tourist", che tra repentini saliscendi umorali ci conduce con i suoi quasi otto minuti, dentro un rito neodionisiaco.

"Pinned Together, Falling Apart" inizia soltanto incidentalmente con un'estemporaneità degna del John Zorn d'annata, per poi assestarsi su sonorità cabaret-pop più congeniali ai nostri; il French-pop 60, di quelli da duettare con Jane Birkin, costituisce il tratto saliente di "Never Destroy Us", dove un flauto mesmerico confonde le idee e la chitarra di Benvie viene strapazzata sino a farle implorare pietà, finale con il botto con la superlativa "Warm And Sunny Days" e "22: The Days Of All The Romance", dove Lightburn e la Yanchak giocano agli amanti superficiali "…Tell me, tell me lies", la titletrack mette il sigillo a un compendio di brani tutti nettamente al di sopra di quella soglia immaginaria, presa convenzionalmente come limite minimo, per definire accettabile un parto sonoro.

Una delle migliori (ri)uscite di questa fine 2004, potete scommettere tranquillamente la colazione con il vostro collega d'ufficio che esploderanno, oh…… male che vada contattatemi, vi rimborserò.

Tracklist

  1. We Can Have It
  2. Who Are You, Defenders Of The Universe?
  3. Lost In The Plot
  4. The Second Part
  5. Don't Lose The Faith
  6. Expect The Worst/'Cos She's A Tourist
  7. Pinned Together, Falling Apart
  8. Never Destroy Us
  9. Warm And Sunny Days
  10. 22:The Days Of All The Romance
  11. Postcard From Purgatory
  12. No Cities Left

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