Elizabeth Anka Vajagic - Nostalgia / Pain Ep

2005 (Constellation)
folk-rock
Nell'intervista concessa a Onda Rock qualche tempo fa, Elizabeth Anka Vajagic ci aveva anticipato che il suo prossimo disco sarebbe stato "l'estensione e la conclusione naturale" di "Stand With The Stillness Of This Day", con "più rumore e un packaging bellissimo". Incuriositi, prendiamo in mano questo Ep intitolato con le parole che meglio riassumono l'universo poetico della giovane cantautrice di Montreal: "Nostalgia/Pain", nostalgia e dolore. E in effetti è proprio il packaging la prima cosa che balza agli occhi: un cartonato color porpora scuro, ricamato da disegni indianeggianti in oro, con all'interno un elegante quanto, in definitiva, scarno booklet.

Rompiamo subito gli indugi: Miss Vajagic ci ha colpito al cuore con il suo disco d'esordio, una collezione di lenti, scuri e dolentissimi madrigali gothic-folk. Musica senza tempo ma con un retrogusto antico, pubblicata paradossalmente dall'etichetta supermoderna per definizione, quella canadese Constellation che è da anni l'avamposto della scena post-rock d'oltre oceano. Se però in "Stand With The Stillness Of This Day" l'attitudine post-rock era solo abbozzata, negli scarni interventi strumentali di alcuni tra i più rinomati musicisti della scena di Montreal, in questo Ep sembra che Vajagic voglia tornare a immergersi in quell'humus musicale in cui si è formata al fianco di gruppi come Godspeed You! Black Emperor e Silver Mt. Zion. Ecco allora due lunghe tracce iper-dilatate, cesellate su sottili strati di rumori e ghirigori di archi, con la chitarra acustica a cercare di tracciare un'esile cartilagine armonica.

Entrambe incise nel corso delle session di "Stand With The Stillness Of This Day", con musicisti quali Sam Shalabi (chitarra), Michel Langevin (batteria) e Fluffy Erskine (strumenti a fiato) e con uno spiccato gusto per l'improvvisazione, "Nostalgia" (oltre 17 minuti) e "Pain" (12'42'') ammantano in una coltre di lievi dissonanze e rumorismi i raggelanti lamenti della ragazza che ama passeggiare nei cimiteri. Tessiture prevalentemente soffici e spettrali, ma pronte a farsi tempesta al mutare dell'umore e del canto. La giovane vocalist croata-canadese, infatti, predilige improvvise escursioni di registro, spaziando da un tremulo falsetto a impressionanti "glissando" gutturali. Metamorfosi fata/orco che riportano alla mente gli psicodrammi infantili di Shannon Wright e Kate Bush o perfino le "litanie sataniche" di Diamanda Galas. E sono indubbiamente le interpretazioni di Elizabeth l'aspetto più significativo di brani che finiscono talvolta con l'aggrovigliarsi in virtuosismi un po' fine a se stessi (la coda di rumori assortiti e improvvisazioni di "Nostalgia", che fa molto "indie" ma alla lunga stufa un po', o la galoppata chitarristica di "Pain", scandita da un drumming a nervi tesi).

Finisce così che il terzo episodio - quella "Beneath Quiet Mornings" che Elizabeth ci ha raccontato di aver inciso con un registratore 4 piste a casa, al mattino, seduta per terra in pigiama - si riveli forse, nella sua semplicità, il più efficace della triade: una chitarra arpeggiata, linee vocali suggestive e una melodia sfuggente incorniciano un grazioso bozzetto intimista. "Nostalgia/Pain" va preso per quello che è: un nuovo, piccolo saggio delle grandi capacità vocali e interpretative della Vajagic e dell'abilità di strumentisti-improvvisatori della sua cricca di post-rocker. Per una vera conferma di quel gioiello che è stato "Stand With The Stillness Of This Day", però, bisognerà attendere la prossima prova sulla lunga distanza.

Tracklist

  1. Nostalgia
  2. Pain
  3. Beneath Quiet Mornings

Elizabeth Anka Vajagic sul web