Mugison

Mugimama, Is This Monkey Music?

2005 (Accidental Records) | folktronica

A destra e a manca leggo di questo nuovo lavoro dell'islandese Mugison come del disco della maturità, di un'opera destinata a rappresentare il punto estremo del suo cammino, nonostante ne rappresenti - si dice inoltre - il momento meno sperimentale. Niente di più fuorviante. In queste 12 tracce, la scorza folk-tronic dei lavori precedenti è solo a tratti scalfita da tocchi di creatività degni di nota, mentre, per il resto, questo artigianato lo-fi mostra tutta la sua pochezza. Qualche piccolo exploit (l'inquieta prospettiva noir-electro di "I Want You" o il pianoforte sommerso di nostalgia di "Hold On Happiness") sembra infatti lasciato al caso in mezzo ad appunti scarabocchiati come "Swing Ding" o "Never Give Up", inconcludenti anche dal punto di vista della coerenza compositiva.

Altrove, Mugison rispolvera un songwriting intimista di buona fattura e capace di una certa propensione romantica, come nella rassegnata e dolente "2 Birds", scandita a due voci, e nel valzer sonnambulo di "I'd Ask". "The Chicken Song" è l'angolo in cui confluiscono le due anime del musicista islandese trapiantato a Londra: quella acustica e quella elettronica, miscelate in un pastiche sonoro in cui gli ingredienti non raggiungono mai quella fusione tale da far gridare al miracolo.

La ninnananna di "What I Would Say In Your Funiral" rischiara l'approccio minimalista del suo cantautorato, iniettando dosi massicce di humor nero in un'atmosfera già smaccatamente depressa. Il frenetico taglia-e-cuci, in cui qualcuno ha creduto ravvisare elementi di contatto con il Beck dei bei tempi andati, lo si ritrova in versione schizoide nel cumulo sincopato fatto di campionamenti vorticosi, brandelli di elettronica e vocalizzi isterici di "Sad As A Truck". Più convincente e coinvolgente appare, invece, il fingerpicking zoppicante di "Murr Murr".

E' evidente che quando Mugison si concentra su pochi mezzi e su poche, pochissime emozioni, riesce a centrare il bersaglio. Il problema è che questo disco resta troppo sbilanciato su un versante in cui il Nostro sembra non riuscire a esprimersi compiutamente, preferendo la carta del rischio inconcludente a quella di un artigianato dignitoso. Ecco perché, allora, di brani come "Salt" non si riesce a comprendere il senso. Gli archi pizzicati e il recitato femminile vorrebbero disseminare inquietudine, provare a giocare con la carta del deforme e dell'eccentrico musicale. Ma non è colpa di un ascolto distratto se l'attenzione e l'intensità emotiva calano vistosamente. D'altra parte, la stessa conclusiva "Afi Minn" (nove minuti di silenzi, respiri e sbadigli, che procedono da un divertissement fatto di armoniche sbarazzine) è il sintomo più evidente di quanto ci sia poco da salvare in questo disco.
  • Tracklist
  1. I Want You
  2. The Chicken Song
  3. Never Give Up
  4. 2 Birds
  5. What I Would Say In Your Funeral
  6. Sad As A Truck
  7. Swing Ding
  8. I'd Ask
  9. Murr Murr
  10. Salt
  11. Hold On 2 Happiness
  12. Afi Minn
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