Trail Of Dead

Worlds Apart

2005 (Interscope/ Polydor) | rock

Occorre esser chiari dal principio: "Worlds Apart" non è un disco facile, non è un disco che vi colpirà definitivamente al primo ascolto, non vi frastornerà al secondo, non vi meraviglierà al terzo: ci vorranno soltanto dopo quattro-cinque passaggi, perchè inizialmente lascia una sensazione di incompiutezza.
Quell'intro strumentale, quelle pause infinite, quegli intermezzi snervanti, tutti elementi che potrebbero far rimpiangerete gli attacchi frontali con i quali si aprivano le canzoni di "Source Tags And Codes", il loro masterpiece del 2002. E invece improvvisamente tutti i nodi vengono al pettine, Rolling Stone e Billboard già stanno gridando al miracolo, e per una volta ci troviamo perfettamente d'accordo con loro.

And You Will Know Us By The Trail Of Dead (per gli amici basta Trail Of Dead) è una band texana composta da Jason Reece, Conrad Keely, Kevin Allen, Doni Schroader e Danny Wood (che ha appena sostituito al basso Neil Busch), formazione di culto nota quasi esclusivamente nei circuiti indie anche se di fatto si esibiscono da circa dieci anni. Difficile dire ora se "Worlds Apart" possa essere considerato qualitativamente superiore ai due precedenti lavori del quintetto (oltre a "Source", va menzionato almeno "Madonna", datato 2000), fatto sta che quando parte "Will You Smile Again For Me" per circa un minuto chiunque ami questo tipo di sonorità rimarrà senza fiato.
I Trail Of Dead appaiono come i degni successori nel regno lasciato libero dai norvegesi Motorpsycho, che nel loro zigzagare fra generi diversi ultimamente hanno preferito percorsi meno sonici, almeno nei lavori in studio. Ci sono soluzioni ai limiti col pop, o comunque più fruibili del solito, soprattutto nel caso della title track, di "And The Rest Will Follow" e di "Let It Dive", che sembra uscita dal cappello a cilindro smarrito dai fratelli Gallagher, ma il livello medio è elevatissimo e qualche deriva verso l'orecchiabilità non è certo un peccato imperdonabile, anzi può servire ad allargare il bacino di utenza raggiungibile da un gruppo che continua a rimanere troppo di nicchia rispetto a quanto meriterebbe.

La traccia-manifesto è "Caterwaul": un attacco degno di "Immigrant Song", chitarre che rimandano agli Smashing Pumpkins dell'ultimo periodo, un break col piano e un finale epico, fra le cose migliori ascoltate negli ultimi tempi. In "Russia My Homeland", intermezzo strumentale lungo poco più di un minuto, interviene per un breve cameo la violinista classica Hilary Hahn; lo stesso violino compare nell'intro di apertura, un crescendo simil-horror che si chiude con (presumiamo) un delitto.
"City Of Refuge" è il sogno nascosto degli Air, dopo il ritornello sopraggiungono vaghe atmosfere indiane. Il pianoforte introduce "Summer 91" e i suoi echi beatlesiani. "Classic Art Showcase" si distingue per il lungo coro femminile adagiato su una base di archi (ripreso poi nell'ending del disco), degno di "The Dark Side Of The Moon". E dopo aver ascoltato "All White" non restano dubbi: se fossero vivi, vegeti e con smanie di sperimentazione, oggi i Beatles o i Pink Floyd suonerebbero esattamente così.

(24/09/2012)

  • Tracklist
  1. Overture
  2. Will You Smile Again For Me?
  3. Worlds Apart
  4. Summer 91
  5. And The Rest Will Follow
  6. Caterwaul
  7. Classic Art Showcase
  8. Let It Dive
  9. Russia My Homeland
  10. All White
  11. The Best
  12. City of Refuge
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