"Volevamo un disco che fosse groovy ma duro: questa la dichiarazione d'intenti di Mark Cleveland, batterista e paroliere degli Archie Bronson Outfit, terzetto inglese giunto al secondo album, dopo l'esordio, ben accolto, di "Fur" nel 2004. Provando a mantenere fede a questa promessa, la band, che vede insieme a Cleveland anche Sam Windett (chitarra e voce) e Dorian Hobday (chitarra e basso), ha scremato ore e ore di musica scritta e suonata di getto creando un disco abbastanza vario contrassegnato dalla voce di Windett che, sgraziata e peculiare, ricorda molto quella del grande David Thomas.
Non è facile inquadrare un'identità musicale ben definita in questo "Derdang Derdang", dove si può passare da certe sonorità rock anni 70 (l'iniziale "Cherry Lips" al blues squilibrato di "Cuckoo" che ricorda i Pere Ubu transitando per le tastiere ossessive, gli effetti e le urla che in "Modern Lovers" rimandano ai Suicide.
In definitiva, però, quello che prevale è un garage-rock ben costruito, non banale e molto contaminato; a volte con psichedelia, come "How I Sang Dang" che ha atmosfere velvetiane o "Rituals" che comincia con spirito morrisoniano per finire in un bel duello tra le grida di Windett e uno sgraziato sassofono free, il tutto accompagnato dalla martellante batteria di Cleveland; altre volte invece la contaminazione è con la new wave dei Talking Heads ("Dead Funny") o con un più semplice rock-blues ("Jab Jab").
Il disco possiede buone canzoni e una discreta verve ma, nonostante alcuni pezzi siano molto riusciti e trascinanti ("Kink", "Dart For My Sweetheart"), dopo diversi ascolti risulta un po' noioso; le potenzialità del gruppo ci sono ma il disco sembra non render loro merito.