Blood Meridian

Kick Up The Dust

2006 (V2) | country-wave

Con "Kick Up The Dust" i canadesi Blood Meridian debuttano per la V2 e tirano fuori un lavoro decisamente piacevole, in cui il country trova una ragion d'essere nella sua revisione indie, ammantata, quando capita, di umor nero e docile disperazione e suonata da gente, come la stessa band ci tiene a precisare, che ha imparato a suonare ascoltando i dischi dei Ramones. Composto dal leader Matthew Camirand dopo un paio di settimane passate in giro per l'America con Tha Black Halos e Black Mountain, "Kick Up The Dust" mette dunque in pista una dozzina di pezzi ben assemblati, dove le liriche e la musica cercano di esorcizzare fantasmi vecchi e nuovi.

L'incipit, affidato all'atmosfera ariosa e blueseggiante di "Your Boyfriend Blues", ci trascina in un paesaggio fatto di sole e deserti sconfinati, cavalcati però con il sorriso ebete di chi necessariamente deve far finta di niente per evitare grattacapi al cuore. La rampante "Work Hard, For What" è in odor di manierismo, eppure l'organo che smeriglia nelle retrovie ci conquista, nonostante sia incapace di chissà quali evoluzioni. Su scenari crepuscolari - fuochi accesi, cieli stellati e solitudine imperante - si apre il gospel rock della lunga "Let It Come Down" (ma si veda anche la delicatissima "I Don't Believe"), lasciando che cresca, tutt'intorno, un'aria di spritualità a buon mercato, consegnata subito dopo al country-grunge in perfetto stile Neil Young di "Soldiers Of Christ".

Nella title-track strimpellano, invece, una melodia corale, per farsi subito dopo solennemente più rock, alla ricerca di un'estasi che in "In The Forest, Under The Moon" passa per sentieri più marcatamente folk e dark-oriented. Con nonchalance, quindi, Camirand & co. alternano toni dimessi, tra storie di abbandoni e di amori frustrati (la ballata psichedelica di "Good Lover") a numeri più disimpegnati e stralunati come "Try For You". A ridestare quella caratteristica sensibilità "desertica", che ci sembra essere preminente nel loro bagaglio emotivo, ci pensa la bellissima "Get Someplace Else", il cui tono sofferto ricorda mille altre canzoni, ascoltate chissà dove, chissà quando.

Eppure, lo ripetiamo, il gioco vale la candela perché la sincerità di questi solchi è indiscussa, anche se avremmo volentieri fatto a meno, ad esempio, di una "McDonald's Blues" che tra le altre cose ha anche la colpa di dare il la alla solita ghost-track tutt'altro che memorabile.

(30/10/2006)

  • Tracklist
  1. Your Boyfriend Blues
  2. Work Hard, For What
  3. Let It Come Down
  4. Most Days
  5. Soldiers Of Christ
  6. Kick Up The Dust
  7. In The Forest, Under The Moon
  8. Good Lover
  9. Try For You
  10. Get Someplace Else
  11. I Don't Believe
  12. McDonald's Blues
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