Bugo

Sguardo contemporaneo

2006 (Universal) | pop-rock

Si era lasciato Bugo alle prese con le sue due anime: il folk, ormai toccante e maturo, di Melchiorre e il pop chiassoso di Golia. Lo "Sguardo Contemporaneo" del Bugatti è andato a partire proprio da questo secondo, e più recente, aspetto, finendo però per toccare un terreno più ampio, recuperando, a grandi linee, quanto aveva costruito in tutta la vita musicale e trasferendolo in territorio elettrico. Si può dunque guardare a questo nuovo lavoro come ad un disco "riassuntivo", in cui il cisei, che è ormai la sua nuova veste, viene ad essere il punto di contatto delle varie escursioni di Bugo.

Quello che forse sinora era mancato negli ultimi dischi era una certa padronanza e pienezza di suono. Ad ovviare il problema per "Sguardo contemporaneo" è arrivato Giorgio Canali: il suo lavoro è uno dei punti più significativi del disco. La mano esperta del produttore si fa sentire parecchio e riesce a dare quel di cui c'era bisogno; ma al tempo stesso costituisce un limite, con quel marchio di fabbrica fin troppo cristallizzato e invadente, che fa somigliare il disco a troppi altri di fuoriusciti e amici degli ex-CSI, e lo allontana dal presente.

La maturità e padronanza, sonora ed espressiva, è comunque un bene. Il problema, che è poi lo stesso, a seconda di chi scrive, di "Dal Lofai al Cisei", è che il Bugo pop-rock non ha quelle intuizioni che contraddistinguevano il suo alter-ego più ruspante e finisce per tirar fuori una pleteora di canzoni divertenti, che da sole strappano il minimo sindacale di gradimento, ma che tutte insieme non convincono (ad ogni modo, se avete amato quel disco, gradirete anche questo). Anche i testi mantengono lo stesso tono minore di brillantezza degli ultimi tempi, con le debite eccezioni ("Niente ci può sfiorare, niente niente, tranne quello che ci circonda" da "Gelato giallo"; "Mamma vuoi spiegarmi come sono fatto, perché io me la prendo, ho la coda di paglia, in Italia si nasce con la coda di paglia" da "Coda d’Italia"). Le debite eccezioni, ovviamente, ci sono anche in musica.

Su tutte, con nettezza, "Oggi è morto Spock", la "Gli anni" di Bugo, chitarra dolce con contrappunti elettrici, fra ricordo, tenerezza, sorrisi. Seguono: il rock epico di "Millennia", in cui la succitata "mano csi" è anche qualcosa più che un'ispirazione e nel suono e nella struttura e, finanche, nel canto; la beckiana "Gelato giallo", con svisate country e aperture melodiche pop; i saliscendi melodici di "Amore infinito", fra Battisti e il rock, colma di delizie amorose ("mare di frutta frullata", "nuvole di spinaci") e purtroppo non perfettamente centrata nell'alternanza di tempi e stati d'animo (l’operazione non era delle più semplici, in tutta onestà). A fare da pendant qualche pezzo non riuscito: "Che lavoro fai?", rockettino base che cerca di darsi qualità sfoderando toni di voce vari e intrusioni sonore, senza ottenere lo scopo e "Una forza superiore", tenero chitarra e tastiera alquanto noioso. Nel mezzo, il mare di suddetti pezzi sfiziosetti ma "sì-beh-ma dai-ma no": il funky virtuoso di "Plettrofolle"; il noir con tanto di sax di "Ggell"; l’elettro-punk di "Roma"; il veloce rock'n'roll "Coda d’Italia".

"Sguardo Contemporaneo" è un disco eclettico e "maturo", capace di strappare sorrisi ma anche sbadigli, le cui intuizioni portanti sono, al massimo, carine. Questo il bicchiere: io, purtroppo, lo vedo mezzo vuoto.

(31/05/2006)

  • Tracklist
  1. Plettrofolle
  2. Gelato giallo
  3. Che lavoro fai?
  4. Oggi è morto Spock
  5. Ggell
  6. Amore mio infinito
  7. Millennia
  8. La caffettiera
  9. Roma
  10. Una forza superiore
  11. Quando ti sei addormentata
  12. Coda d'Italia
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