Ginger Ale

Daggers Drawn

2006 (Crazy Car Discograph) | wave

Quando l'Inghilterra partorý l'ombrosa creatura dark-wave, seguita dalla seconda genitura synth-pop, il mondo fu irrimediabilmente colpito e innamorato, con il cuore che pulsava all'unisono di una malinconia geograficamente riconducibile, come figlia dispersa, alla stessa madre.
Lo stato d'animo dimesso e decadente riuscý a conquistarsi l'alloro del modus vivendi , assurgendo a vera e propria tendenza non solo estetica, ma perdurante anche nella produzione musicale, che ancora oggi, adula bassi alla Joy Division, riproduce emozionata giri di chitarra alla Cure e canta dolente alla Siouxsie.

Questo, nel mondo. In Francia, c'Ŕ, invece, chi lascia passare la melancolia al setaccio di una raffinata tradizione gainsbourghiana , rendendola avvolgente raffinatezza, della quale la stessa lingua Ŕ geneticamente dotata.
I Ginger Ale, in nuce i due giovani produttori e musicisti francesi StÚphane e Johnathan, iniziano a scrivere la propria storia sotto quella che poteva sembrare la buona stella di una major rapita da due demo , sino alla pubblicazione del primo album "Laid Back Galerie", arricchito dalla apparentemente casuale presenza di Klima. L'esordio risuona ottimistico dai feedback ricevuti in radio, ma quando si inizia a profilare nitida l'acquisizione di un'identitÓ, Johnathan decide di lasciare il gruppo, per sperimentarsi in altri progetti e l'etichetta lascia decadere ogni produzione futura.

La crisi stimola StÚpahne all'analisi lucida e lungimirante della situazione, arrivando a una decisione che, pur pescando nell'immediato passato, risulterÓ l'alchimia vincente: dall'esperienza Laid Back Galerie, viene estratta Klima, alias Angele, che, sino ad allora impegnata con progetti solisti e comparsate nei Piano Magic, da ospite diviene decisivo tassello mancante.
Se in precedenza la sua presenza era stata riservata, nascosta nelle quattro tracce di Laid Back Galerie, qui Angele diviene padrona della luce nervosa che promana l'album.

L'apertura Ŕ suadenza moltiplicata all'infinito, annoiata e distratta a sentenziare a bassa voce ("The Rules of the Market"), immediatamente seguita da tanto neogrigio alla Siouxsie, dettagliato dal basale chitarra/basso/batteria poderoso e metallico ("Out of the Blue"). Il proseguio si dipana rallentato, quasi dream-pop, con un di pi¨ di miagolii francesi ("Un ÚtÚ dans le vent"), inquietante e crepuscolare come certe atmosfere Crossover, corrette da altre, perverse evanescenze ("Heat Wave"). Con aperture alla "Boy's Don't Cry" alza verso l'alto lo sguardo speranzoso "Portrait of A Young Man", soleggiata dai liberati coretti finali.

Tracce di StÚphane anche nel cantato: dopo aver giocato al decadentismo di Serge Gainsbourg, qualche traccia prima ("Un Peu PrÚs Minuit"), rientra nei ranghi dello stiloso pop-wave ("Love Is The Answer").
La chiusura Ŕ una dance robotica e stellare, inficiata dalle vecchie sperimentazioni kraftwerkiane e dalle nuove suggestioni alla Air.
Attraverso l'acquisizione del modo, i Ginger Ale partecipano alla moda del ritorno a certa nettezza ed essenzialitÓ new wave, rivisitate da un'allure Ó la page patinata di luminescenze da fine millennio.

(20/12/2006)

  • Tracklist
  1. The Rules Of The Market
  2. Out Of The Blue
  3. Sleep Well
  4. Un ÚtÚ dans le vent
  5. Heat Wave
  6. Portrait Of A Young Man
  7. Un peu aprŔs minuit
  8. Dreams Of Floating
  9. Love Is The Answer
  10. I Want To See The Sea
  11. Strange


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