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Inside In Inside Out

2006 (Emi) | pop-rock, ska-revival

Inside in inside out . In/out. Come dire buono o cattivo, male o bene, bianco o nero. Non ci sono mezze misure, non c'è tanto da riflettere; queste quattordici sagome di rock puro lasciano col fiato corto o con l'amaro di chi pretende sempre qualcosa di più. I quattro ragazzi di Brighton, partendo senza la pretesa di chi già immagina il successo oltre confine, avevano lanciato un piccolo messaggio, magari senza nemmeno tanta convinzione: "Vi stupiremo". In parte ci sono riusciti, senza alcun dubbio se si tiene conto anche di alcuni aspetti non da poco: l'età dei quattro, tutti rigorosamente sotto i venti anni, e il genere semplicemente rock, ma carico di attimi, emozioni che seducono quanto meno l'attenzione. Uscire dalla bolgia underground inglese con qualcosa di già sentito è un po' come vincere la lotteria; beh sicuramente loro l'hanno vinta, e anche bene, con un esordio da major con la Emi, e passaggi in radio di continuo.

Con un nome estrapolato dalla traccia cinque di "Hunky Dory" di David Bowie, da Brighton parte un battello alla conquista del cuore dell'Europa, attraverso le dolci note della ballad "Seaside"; la prima impressione è che si tratti semplicemente di qualcosa di acustico, ma il rumore quasi fastidioso di chitarre distorte all'antica, ribalta ogni aspettativa di chi pensava di cavarsela con poco; " See The World" e "Eddie's Gun" sono filastrocche di rock lancinante, rozzo e raffinato al contempo, musica suonata senza troppi fronzoli, per chi ama il sodo, per chi non sta lì a pensare troppo alle apparenze e magari suona come mangia.

Le pulsazioni rock del disco alternano saggiamente e furbescamente ballate dolci, a partire dalla prima citata "Seaside", per arrivare a "Sofa Song" che riprende nella prima parte un canto alla Bowie, rinfrescando l'audio con "She Moves In Her Own Way", simpatico motivetto irriverente e smaliziato che abbraccia e accompagna magari un difficile risveglio estivo.
Le composizioni di "Matchbox" e "I Want You" palesano un maggior studio alle spalle e una voglia di contaminare per un istante il confine del rock. La prima si mostra inizialmente in veste reggae per poi riacquistare le proprie origini di rock duro, impreziosendosi a finire con un inno di punk stradaiolo; la seconda suona invece un arpeggio che ricorda la vena di psichedelia dark dei Cure alla quale fa eco la voce di Luke Pritchard (cantante e chitarrista ritmico), che per la durata della strofa si immerge, per così dire, nei panni di Robert Smith.

Quello che segue mantiene senza alcun problema il livello già analizzato del disco, senza picchi o tonfi di alcun genere. L'unica pecca restano evidentemente i testi ancora troppo ingenui, ma per un esordio probabilmente basta e avanza. Bravi, ma da qui in avanti ragazzi, bisogna fare sul serio.

(03/10/2006)

  • Tracklist
  1. Seaside
  2. See The World
  3. Sofa Song
  4. Eddie's Gun
  5. Ooh La
  6. You Don't Love Me
  7. She Moves In Her Own Way
  8. Matchbox
  9. Naive
  10. I Want You Back
  11. If Only
  12. Jackie Big Tits
  13. Time Awaits
  14. Got No Love
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