Mudhoney

Under A Billion Suns

2006 (Sub Pop) | garage-rock

A venti anni circa dall’esordio, il decimo disco dei Mudhoney suona come un deja vù bello e buono, tra l’altro ammantato di uno pseudo-impegno politico (figurarsi!, cosa non si fa per avere visibilità!) che, diciamocela tutta, fa sorridere. Le coordinate del loro sound (Stooges e tutto il garage-rock in stile Nuggets) davvero non ne vogliono sapere di allinearsi agli sviluppi che il rock ha compiuto negli ultimi due decenni circa. Il che non sarebbe nemmeno un punto a loro sfavore. Ma resta il fatto che le canzoni passano e vanno via, senza regalarci momenti davvero degni di nota. Le chitarre sfrigolano come da copione, la voce di Mark Arm ulula e biascica così come ci si aspetta, la sezione ritmica ricama senza starci troppo a pensare. La presenza di una sezione fiati (arrangiata da Craig Flory) dovrebbe essere un punto di partenza per nuove tentazioni, ma il più delle volte il tutto finisce per strapparci qualche smorfia di compassione.

Che siano arrivati alla frutta è cosa evidente, forse pure ovvia dopo tanti anni di onesto praticantato. E credo che anche i fan più accaniti faranno fatica a digerire un disco come questo, aperto da una “Where Is The Future” che dissona acida mentre i fiati gigioneggiano una fanfara, e lanciato, poi, nella mischia selvatica e tutta fuzz-Sonics di “It Is Us”. Il passato onnipresente. Le radici dure a morire (e, almeno, in “Empty Shell” l’umore sembra quello giusto). Fossero stati un’altra band, forse nemmeno ce ne saremmo accorti. Anzi, quasi sicuramente. Il passo dolente e bluesy -grassoccio di “I Saw The Light” s’infanga dentro coltri sludge e la sensazione è quella di un rovistare un pochetto il fondo, così, senza dare troppo nell’occhio, come accade nello girare a vuoto di “Endless Yesterday”, numero grunge-pop (oddio, un mostro bifronte!) senza mordente.

Il rifferama heavy dell’epica “Hard On For War” (con quella maledetta retorica da quattro soldi!) e lo strumentale finto-punk di “A Brief Celebration Of Indifference” concentrano l’energia dentro due diverse dinamiche: satura e asfissiante la prima, sostenuta e dirompente la seconda. Poli opposti di uno stesso sentire musicale, ma dove manca quel concentrato, almeno minimo, di ispirazione che davvero possa rendere accettabile, nel 2006, un suono come questo. E, naturalmente, quando parte “Let's Drop In”, con quei fiati che borbottano svogliati e Arm che fa di tutto per calarsi nei panni di un crooner-urlatore, sai già che difficilmente rimetterai su questo disco. E se anche il punk-blues di “On The Move” non riesce a farci cambiare idea, almeno gli ultimi due brani sfoderano un po’ di classe.

“In Search Of” e “Blind Spots” (la prima un incrocio sinistro tra Hawkwind e Stooges, con movenze sci-fi; la seconda un altro numero hard-elico che sfocia in un bailamme di fiati) mettono sul banco l’ennesima prova che, tralasciando i primissimi lavori, la band dello storico 45 giri “Touch Me I'm Sick” sta da tempo sbattendo la testa contro il muro della sua stessa pochezza artistica.

(18/03/2006)

  • Tracklist
  1. Where Is the Future
  2. It Is Us
  3. I Saw the Light
  4. Endless Yesterday
  5. Empty Shells
  6. Hard on for War
  7. Brief Celebration of Indifference
  8. Let's Drop In
  9. On the Move
  10. In Search Of
  11. Blind Spots
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