Squarepusher

Hello Everything

2006 (Warp) | idm

Sembra che Tom Jenkinson ai suoi fan un capolavoro non voglia proprio regalarlo. Caleidoscopico, capace di mille voltafaccia, Squarepusher è stato autore di una carriera indubbiamente variegata, capace di grande raffinatezza così come di tremenda ruffianeria, ma sempre inficiata da una marcata tendenza alla prolissità. Il precedente "Ultravisitor" era stato un compendio dei pro e dei contro dell'estetica dell'artista, condito con una buona dose di velleità avant-noise tranquillamente evitabili.

Con "Hello Everything" pare il paladino del drill'n'bass abbia deciso di darsi una regolata. Si tratta del suo disco più equilibrato e, forse, complessivamente più riuscito quantomeno tra le sue ultime opere. Messe da parte buona parte della sua caratterizzante schizofrenia, completamente dimenticate le parentesi alla Merzbow dello scorso album, Squarepusher si butta sul melodismo e sceglie di campare di rendita grazie alla notevole classe di cui è dotato.
Eccolo dunque a sfruttare a pieno regime il suo arsenale jazz-fusion, stemperando l'autoreferenzialità di "Music Is Rotted One Note" con una versione edulcorata e sedata dei perforamenti elettronici di "Go Plastic".
Insomma, un lavoro di assoluto compromesso, potenzialmente piatto e opaco, in realtà ampiamente salvato dalla rinnovata attenzione alla realizzazione di pezzi compatti, compiuti e immediati.

Tutto questo si intuisce bene dall'iniziale "Hello Meow", abilmente costruita per stratificazioni di ritmi incalzanti, suoni a metà tra l'acida 808 e il progressivo moog, temi melodici ad effetto, synth d'atmosfera, esibizionismi bassistici. Puro manierismo, ma infallibilmente accattivante. "Theme From Sprite" gioca con un abusato chitarrismo leggero alla Weather Report, supportato da sapienti intrecci di basso, batteria e tastiere e privo anche del più indiretto accenno di drum'n'bass.
Qualche sprazzo ricompare nell'ariosa "Bubble Life", per poi tuffarcisi nei sei minuti dell'entusiasmante "Planetarium", novella "Tetra-Sync": anche qui è tutto un lavoro di sovrapposizioni, con diversi temi e livelli strumentali che si sommano in un continuo crescendo. E si fa evidente una delle caratteristiche fondamentali del disco: la totale compostezza, l'assenza di estremi e sbilanciamenti. La tensione c'è, ma non è mai davvero travolgente, si limita a prendere solo parzialmente, lasciando più che altro contemplare l'eleganza con cui viene pian piano costruita.

"Vacuum Garden" è una nenia d'atmosfera a base di oscillazioni e battimenti, forse completamente inutile, forse necessario interludio prima dell'epilettica "Rotate Electrolyte". Non prima però del climax di "Circlewave 2", tenue e jazzata. Ma si diceva di "Rotate Electrolyte". Le radiazioni elettroniche sono tenute sotto stretto controllo come le reazioni a catena in un reattore nucleare: congelate in una straniante circolarità, non gli viene lasciato il modo di moltiplicarsi e dare il via a un'incontenibile esplosione di delirio drill'n'bass. Ne risulta un pezzo ipnotico, ma distaccato, caldo e astratto, freddo e coinvolgente allo stesso tempo, vicino in questo senso ai Tortoise, con cui peraltro nulla ha a che vedere dal punto di vista stilistico.

"Welcome To Europe" si presenta meno ermetica, con un bassone acido pompatissimo a tenere la melodia e i synth atmosferici di ordinanza a riempire l'ambiente, mentre una sinuosa linea di tastiera intesse evoluzioni senza mai dimenticare di solleticare le corde emotive. Il progressivo ampiamento dello spettro sonoro è accompagnato dal crescendo ritmico, nel consueto stile, sempre efficace, che Tom Jenkinson ha scelto di sfruttare fino allo sfinimento. "Plotinus" è più scura e frastagliata, una cavalcata forsennata attraverso la carriera dell'artista, dalle convulsioni spastiche dei primi dischi alle fragorose sferzate al rumor bianco di "Ultravisitor".
L'anima schizofrenica delle buone vecchie "Go! Spastic" e "The Exploding Psychology" riaffiora anche in "The Modern Bass Guitar", col suo tema possente e immediato passato ripetutamente al frullatore in un esaltante ottovolante elettronico che sonda le capacità di riconoscimento melodico dell'ascoltatore. Gli echi e i rimbombi della conclusiva "Orient Orange" rievocano il sentore live del precedente disco, portando perfino dalle parti dei Supersilent. La colonna sonora ideale per un qualche desolato abisso d'acciaio cyberpunk.

In conclusione, che giudizio dare a questo disco? Dal canto mio non ho dubbi: mi piace da matti e mi ha accompagnato per qualche mesetto l'anno scorso. D'altra parte, come non negare che si tratta di un disco stanco e totalmente privo di guizzi? Se però il troppo stroppia e Squarepusher è fin troppo abituato a strafare, per una volta la mancanza di novità l'ha condotto a lavorare più oculatamente, a comporre in maniera equilibrata e impeccabile. Come di compromesso è il disco, lo è anche il voto: potrebbe essere di un punto più alto come di due più basso.

(14/03/2007)

  • Tracklist
  1. Hello Meow
  2. Theme From Sprite
  3. Bubble Life
  4. Planetarium
  5. Vacuum Garden
  6. Circlewave 2
  7. Cronecker King
  8. Rotate Electrolyte
  9. Welcome To Europe
  10. Plotinus
  11. The Modern Bass Guitar
  12. Orient Orange
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