Bastard Wing

Crystal Thicket

2006 (Free Porcupine Society) | psych-folk

Bisogna prenderne atto: almeno sul versante femminile, il 2006 è l’anno di Christina Carter. Da sola ("Electrice", ma anche il non trascurabile "Lace Heart") o in coppia con Tom Carter nei Charalambides ("A Vintage Burden") ci sta davvero facendo girare la testa e ora, quasi sapesse che non ci basta mai, se ne esce con un nuovo progetto (The Bastard Wing) ed un disco nuovo di zecca ("Crystal Thicket").

Affiancata dal già Gown Andrew Macgregor (anche lui chitarra e voce), Christina continua il suo personalissimo percorso di ascesi spiritual-psichedelica, iniettando, però, la formula con un’inquietudine sofferta che, se era in qualche modo adombrata nel capolavoro personale di "Electrice" (in grazia di una rarefazione progressiva della materia sonora), finisce per ricollegarsi, almeno idealmente, con la prova per sola voce di "I Am All The Same Song" (ancora 2006), in cui la tensione vocale è al contempo ammantata di liturgia pagana e dolorosa ricerca di scorciatoie psichiche. In fondo, per chi segue la sua musica, non sarà difficile farsi una ragione della rinnovata bellezza e del senso di mistero che pervade questo nuovo gioiello.

Ve la meneranno con la solita storia dei Popol Vuh di "Hosianna Mantra", ma è doveroso sottolineare quanto questa musica stia ormai da tempo immemore cercando una strada tutta sua, personale, unica. E nei dialoghi delle due chitarre, allora, percepiremo, immediata, una volontà quasi escapista (si veda lo scandire ipnotico, lo smerigliarsi della voce di "To Escape (Magic)", anche se, in fin dei conti, le realtà altre che si cercano finiscono quasi sempre per essere tutt’altro che rassicuranti. E non lo sono, a maggior ragione, in un lavoro come "Crystal Thicket", dove il tormento e la grazia convivono, e dove i toni paradisiaci nascondono inevitabilmente sfumature infernali, diaboliche. L’invito a guardare l’alba, allora, è solo un modo per lasciar cadere nel vuoto una bugia. L’incanto è sospeso, trascendente, ma incapace di traghettarsi oltre un limite invalicabile. Le chitarre disegnano una temporalità stagnante, la voce è un respiro quasi strozzato, anche nel suo distendersi flebile e spaziale ("Watch The Sun Rise"). Un torpore autunnale accompagna il lento declinarsi di "Reaching, Reaching", ma sono poi le urla che si materializzano lontane e l’incendiarsi elettrico della sei corde di Macgregor a rivelare, senza mezze parole, che dietro questa apparente rassegnazione si cela il disincanto del dolore.

Quindi, è giusto che sia l’elegia del vuoto di "Saturday Rain" a tagliare in due l’opera, con i suoi accordi lasciati andare come foglie morte in un crepuscolo smorzato dal vento. E che, ancora, segui una beatitudine falsa, fatta di distanze mentali ("Litter Them") e di parole-sillabe sussurrate, in un gioco a due di carezze e di coccole ("Illume"). E che, ancora oltre, "Wild Onion" faccia un po’ il resoconto di una carriera, tra derive angeliche, nebbioline atonali e rapimenti elettrici che chiamano al cielo un suono che, per forza di cose, è lì che dovrebbe nascere e morire.

(12/10/2006)

  • Tracklist
  1. Watch The Sun Rise
  2. Reaching, Reaching
  3. To Escare (Magic)
  4. Saturday Rain
  5. Bitter Them
  6. Illume
  7. Wild Onion
Bastard Wing on web