Jeremy Warmsley

The Art Of Fiction

2006 (Trasgressive Records) | art-pop

Una nuova promessa o solo l'ennesimo esordio fortunoso? Una domanda fin troppo ricorrente, ma che è d'obbligo per il debutto di questo giovane londinese. Ventitré anni, Jeremy Warmsley arriva a questo album dopo due Ep (“5 Interesting Lies” e “Other People’s Secrets”) che hanno riscosso molto successo di pubblica e attirato l’attenzione della critica. Dichiara tra le sue fonti d’ispirazione Paul Simon, Sam Cooke e la musica classica, anche se in questo primo album è molto più semplice trovare impronte degli Architecture in Helsinki, come nella sarabanda di cori e archi in salsa pop dell'iniziale “Dirty Blue Jeans”.

Il cantautore e polistrumentista inglese, però, non si fa inquadrare in qualche paragone e si destreggia con un eclettismo invidiabile tra folk-pop primaverili e sognanti (“I Promise”), delicatezze per piano e voce (“I Knew Her Face Was a Lie”) e storytelling che odorano al contempo di antico e moderno, come l’ironica “5 Verses” o la filastrocca “A Matter Of Principle”, nella quale un meraviglioso uso di chitarre acustiche e strumenti elettronici crea un tono prima quasi barocco, lambendo i territori dei Tunng.
Il ragazzino utilizza bene anche l’elettronica sia che essa venga usata al minimo solo per creare il tono lo-fi della struggente “If I Had Only”, sia quando l’impiego è più importante, come nella base di “The Young Sees The City As A Chessboard”, un incrocio tra il futuro non ancora trovato dalle Cocorosie e certe soluzioni dei Radiohead di “Kid A” e “Amnesiac”, oppure nelle espansioni vibranti dell’ambient di “Hush”, chiusura spiazzante e pregevole.

Il maggior pregio di Warmsley, però, sta nel rendere bene la leggerezza del pop anche nelle sue orchestrazioni più complesse e pompose. Ne sono ottime dimostrazioni “I Believe In The Way You Move”, nella quale coesistono perfettamente ossessive ripetizioni di piano, ritmico battito di mani e crescendo di fiati, e “Modern Children”, che inizia con un flusso vocale quasi talking, accompagnato da drum machine, muta in un allegro folk di piano e solari schitarrate acustiche e se ne vola via tra archi dal sapore classico.

La nuova promessa del pop inglese? Difficile affermarlo. Questo “The Art Of Fiction”, però, si propone come un esordio pieno di indicazioni a favore di questa tesi.
L’album non si perde mai in canzoni banali (con la sola eccezione forse di “Jonathan & The Oak Tree”) e nelle sue tracce sorprende sempre con piccole ma significative variazioni e peculiarità che mantengono alta la qualità del disco.
Un esordio coi fiocchi, dunque, che merita di essere ascoltato anche solo per come riesce a creare musica al contempo poliedrica e articolata, eppure scorrevole e divertente.
Nella speranza che alle buone promesse qui contenute seguano conferme nei dischi successivi.

(12/07/2007)

  • Tracklist
  1. Dirty Blue Jeans
  2. I Promise
  3. I Knew That Her Face Was A Lie
  4. 5 Verses
  5. The Young Man Sees The City As A Chessboard
  6. I Believe In The Way You Move
  7. Jonathan & The Oak Tree
  8. Modern Children
  9. A Matter Of Principle
  10. If I Had Only
  11. Hush
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