Der Blutharsch

The Philosopher's Stone

2007 (Hau Ruck!) | industrial

A due anni esatti da quel "When Did Wonderland End" che fu disco della svolta (e della discordia) nel cammino marziale di Albin Julius, il discusso e discutibile musicista viennese torna sugli scudi con un album ancora più del suo predecessore volto a strutture più dirette, più aperte, in sostanza più rock. La formula già sperimentata nel lavoro di due anni fa viene compattata in una struttura granitica, un panzer che avanza imperterrito macinando sotto i suoi cingoli mucchi di tastiere e chitarre imbottite di acido e percussioni tumultuose che in certi momenti rimandano addirittura ai Liars.

Spietati e trascinanti come da costume, i brani del nuovo corso di Der Blutharsch sanno però anche concedersi a un'ammicante orecchiabilità, in certi casi anche danzabile, perché no: tutto senza mai perdere l'impronta di fondo del progetto che più di tutti ha dettato legge nel sottobosco della grey-area dell'ultimo decennio. Perché pure in veste "rock", la scrittura di Albin Julius mantiene quel suo caratteristico incedere sporco, distaccato e apocalittico: e "The Philosopher's Stone" è forse la sua opera più inquieta, una corsa mozzafiato in scenari di ferro e pietra, danza sardonica sulle rovine della civiltà.
Ma è anche la sua opera più compiuta e ambiziosa. Le canzoni - al solito senza titolo - sono mediamente più lunghe del solito, gli arrangiamenti affollati e stratificati, e malgrado qualche calo di tensione nella parte centrale le fondamenta sono solide più che mai e l'insieme conta ben più dei singoli episodi. Le fantasie alcoliche e nostalgiche del passato lasciano del tutto il posto a un tono serio e fatalista, che trionfa nello straordinario gran finale sino alla dissolvenza definitiva, coi violini a volteggiare come avvoltoi sulle macerie abbandonate.

Acid-rock virato in grigio, battaglia combattuta senza la minima speranza di uscire vittoriosi, "The Philosopher's Stone" non dona certezze e risposte facili. Der Blutharsch resta in ogni sua uscita un progetto scomodo, unico e inconfondibile, qualsiasi sia l'estetica dietro cui si maschera. E come ogni suo album, si tratta di un oggetto dal fascino ambiguo e misterioso, e irresistibile, con cui un'intera scena si troverà nuovamente a fare i conti.

(30/12/2007)

  • Tracklist

1. I
2. II
3. III
4. IV
5. V
6. VI
7. VII
8. VIII

Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand su OndaRock
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