Der Blutharsch

Der Blutharsch

Dall'oscuritÓ all'Lsd

intervista di Michele Guerrini
In arrivo a metà marzo in Italia per una data a Milano (insieme a Deutsch Nepal, Bain, Varunna), Albin Julius e il suo progetto stanno attraversando un periodo molto particolare.
Con un Lp uscito l'anno scorso: "The Story About the Digging Of The Hole And The Hearing Of The Sounds From Hell", improntato non più su tematiche martial-industrial, bensì su un'oscura psichedelia dai connotati mistici, e rinnovato il nome, allungatosi esponenzialmente in "Der Blutarsch and The Infinite Church Of The Leading Hand", la band austriaca è a un crocevia importante della sua vita artistica.
Abbiamo incontrato Albin per mail, cercando di fare un sunto delle direzioni intraprese dalla band e della sua storia fino ad oggi, e siamo rimasti sorpresi dell'ironia, nichilista e arguta, con cui risponde alle nostre domande. Ne esce fuori l'immagine di un artista al di fuori delle etichette attribuitegli, slegato da qualsiasi griglia stilistica, assetato di innovazione continua e desideroso di poter ampliare la sua rete di progetti, ricercando nuovi percorsi e incontrando sempre nuovi collaboratori.


Prima di tutto mi piacerebbe parlare di come hai dato origine al tuo progetto, di quali erano l'estetica, l'immaginario e il contesto artistico che ti hanno influenzato e in che maniera.

Inizialmente, e non ci crederai penso, "Der Blutharsch" era stato pianificato come un progetto one off, per la pubblicazione di un album che avevo registrato, ma non si adattava alla mia band originaria. L'idea era di pubblicare un 7" seguito poi da un 12" - entrambi ultra-limitati - e poi lasciare "Der Blutharsch" nella tomba. Ma la cosa, come sempre nella vita, ebbe degli sviluppi strani. La mia band scoppiò come una bolla di sapone... io ebbi l'energia, il tempo, la passione e un'ottima reazione del pubblico alla mia musica... la gente l'amava, così decisi di continuare con il progetto Der Blutharsch.
L'estetica all'epoca era marziale; ero interessato molto agli anni 20 e 30, periodi ricchi di estremismi, che si sono riflessi nel nostro lavoro, nella nostra immagine e nel nostro stile. Era in una certa maniera brutale, sebbene in un senso positivo, poi vabbe'... ci siamo trasformati.

Dal primo Lp del 1996 ad adesso, la tua musica ha attraversato numerose trasformazioni. Il primo periodo finisce nel 2005 con "When Did Wonderland End?" e il secondo è appena finito con il nuovo disco del 2011. Nel primo caso introducesti influenze più legate alla new wave, nel secondo hai iniziato a inserire elementi più psichedelici. Che cosa ha segnato questi cambiamenti?

Adesso, guardando indietro a quegli anni, sì... è veramente buffo come siamo cambiati! Ma cambiare fa parte essenziale della vita, se non cambi o ti muovi, sei morto! E per le band è essenziale cambiare, essere affamati per l'eccitamento di trovare nuove vie, nuovi suoni, nuove possibilità. Bisogna stare ben attenti perché cambieremo ancora, e ancora!

Che vuole rappresentare il nuovo Lp per te? Quale concetto, idea sta dietro di esso?

Semplicemente un altro album. E nel frattempo stiamo lavorando già al nuovo materiale, per me il "nuovo album" è già tra le nuvole del passato, e non ho voglia di perdere energie o pensieri al riguardo, voglio solo pensare a nuove avventure.

Il nuovo Lp  mostra nuovi aspetti riguardo il tuo suono. In particolare composizioni come "Acid Haze" e "The Final Stand" sembrano influenzate dalla psichedelia di 13th Floor Elevator e dall'Lsd.

Ahaha, beh, credo proprio che tu abbia centrato il punto.

Quale significato c'è dietro a "Birds Of Prey", in cui ho notato un gusto darkwave, e "Reincarnation", epica e stupefacente nelle sue ombre indiane?

Non c'è nessun significato... o tu credi ancora nei significati?
Ogni cosa è senza significato, più o meno, in rapporto con il mondo e con il divenire quotidiano. Che cosa siamo noi? Niente se non un grammo di polvere. Sono canzoni, nient'altro... ritmi, note e qualche testo.

Il numero di collaboratori coinvolti in ogni tuo disco è sempre molto largo, è questa la "infinite church"? Che cosa è invece la "leading hand"?
No, o forse sì? Mi è sempre piaciuto coinvolgere nella mia musica e nella mia storia persone che apprezzo, di cui ammiro la musica, di cui riconosco la genialità nella loro eroica o tragica vita. Solo questo. Mi ritengo privilegiato nel poter lavorare con musicisti talentuosi. Prendi per esempio Matt Howden, hai sentito il suo ultimo album: "Sieben"? Se no, non puoi capire bene di cosa sto parlando...
È difficile spiegare cosa voglia dire sentirsi "privilegiati". Sono orgoglioso, è una parola sbagliata, sono profondamente lusingato di avere queste possibilità.

Il nuovo disco è emblematico anche per l'introduzione di titoli, la prima volta fino ad oggi. Vuole segnare un cambiamento radicale nell'approccio alla composizione e alla struttura dell'album?

Non un cambiamento radicale per la struttura dell'album. Per me, dopo aver finito la composizione e il lavoro sull'artwork, l'ordine delle tracce è sempre l'elemento più importante. Considero un album non una collezione di pezzi, ma un progetto organico e l'ordine delle canzoni è essenziale per la fluidità o meno del disco. I titoli non sono essenziali quindi per me, averli inseriti è una sfida, come tutte le novità. Per il resto i titoli non sono altro che titoli!

Che ci dici della collaborazione con gli Aluk Todolo, l'ultima in tempi recenti? Come è nata?

Ci incontrammo la prima volta a un festival in Olanda in cui suonammo entrambi, qualche anno fa. E sebbene io all'epoca non conoscessi la loro musica, mi colpirono molto, come persone. Jörg, il nostro chitarrista, era già un loro grande fan e mi introdusse alla loro musica.
Tempo dopo suonammo a Parigi e loro facevano parte dell'organizzazione. Si sono dimostrate persone davvero gentili e interessanti, divertenti e piene di rispetto umano. Pensai che avrei voluto collaborare con loro, e così ci scambiammo un paio di tracce base a testa e così è iniziato tutto.

Una domanda noiosa lo so, mi dispiace. Molti giornalisti e critica hanno sempre
considerato il tuo progetto come un esempio di stile neofolk-martial, ma hai rigettato più volte questa opinione? Perché? Qual è la tua visione riguardo l'evoluzione della scena neofolk e martial?
Non ho mai veramente rifiutato di far parte di questa scena, poiché all'inizio pensavo fosse il mio luogo di provenienza, in qualche maniera. Ma non ho mai sentito veramente la mia band come un progetto neofolk o che facesse musica neofolk. E anche martial? Un'altra noiosa etichetta. All'inizio la scena era piuttosto interessante, fresca e selvaggia. Così tante uniformi sexy... ma anche le uniformi cambiano e magari scopri abiti nuovi che ti attraggono di più! Allo stesso tempo voglio dire che la scena neofolk è un uccello morto. È finita. E dovrebbe rimanere ferma. Se guardo alle nuove band del genere, cosa che faccio raramente per mia fortuna, è solo una massa noiosa e senza ispirazione. Il martial-industrial è morto!

Hai un piano chiaro del tuo futuro? Hai idee per nuove collaborazioni e materiale?
Oh caro, sì, sfortunatamente. Al momento sto lavorando a una collaborazione con Skullflower, è un sogno finalmente divenuto realtà. Seguo questa band da 15 anni amando sempre ogni loro produzione, e un giorno ho ricevuto una mail da loro in cui mi chiedevano di lavorare insieme. Può la vita essere meglio di così? Una collaborazione veramente intensa.
In parallelo sto lavorando al nuovo album che sarà pronto dopo l'estate, se tutto va bene, ma sono piuttosto ottimista. Infine, sto lavorando a una collaborazione con la band austriaca Fuckhead insieme a Josef Dvorak, che fu un membro fondatore dell'azionismo viennese, oltre che esperto "satanista".
E, tanto per rendere ancora più impressionante questa lista, Dave dei White Hills ha richiesto la mia presenza per il suo nuovo album solista, non so in che maniera o occasione, staremo a vedere.
Questo è il destino!
Discografia
S/T (Arthur's Round Table, 1996)

 

 Der Sieg Des Lichtes Ist Des Lebes Heil! (WKN, 1998)

 

 The Pleasures Received in Pain (WKN, 1999)

 

 The Long Way Home (WKN, 2000)

 

 The Track Of The Hunted (WKN, 2000)
 
When All Else Fails! (WKN, 2001)

 

Time Is Thee Enemy! (WKN, 2003)
 
When Did Wonderland End? (WKN, 2005)

 

The Philosopher's Stone (WKN, 2007)

 

 Flying High! (WKN, 2009)

 

 The Story About the Digging Of The Hole And The Hearing Of The Sounds From Hell (WKN, 2011)
 
 The End Of The Beginning (with The Infinite Church Of The Leading Hand, WKN, 2012) 
The Cosmic Trigger (WKN, 2013) 
 Joyride (WKN, 2015) 
 What Makes You Pray (WKN, 2015) 
 The Wolvennest Sessions (WKN, 2017) 
 Wish I Weren't Here (WKN, 2019) 
 The Cosmic Trigger: Retriggered (WKN, 2019) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand + Skullflower su OndaRock
Recensioni

DER BLUTHARSCH AND THE INFINITE CHURCH OF THE LEADING HAND + SKULLFLOWER

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(2020 - WKN)
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(2019 - WKN)
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DER BLUTHARSCH AND THE INFINITE CHURCH OF THE LEADING HAND

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(2012 - WKN)
Il neofolk di Julius si sposa a una psichedelia oscura

DER BLUTHARSCH

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(2007 - Hau Ruck!)
L'acid-rock virato in grigio del viennese Albin Julius

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