Benga

Diary Of An Afro Warrior

2008 (Tempa) | dubstep, garage

A questo disco manca solo la parola. Per fortuna. Benga si è fatto le ossa con una bella dose di 12” prima di questo atteso ritorno sulla lunga distanza, è maturato dai tempi della ruvidezza di Ep come “10 Tons Heavy” o dall'autoprodotto “Newstep”, pubblicato sulla propria Benga Beats.

Ha fatto girare le idee, riscaldando e ammorbidendo quanto basta il suo impatto ritmico, ora lavora di fino con beat misurati e chirurgici e bassline degne di un rullo compressore. Bassi monotoni che riempiono le orecchie e il suono che naviga dal ritmo asciutto di “B4 The Dual”, dove ci si concede un arpeggio di wurlie che spernacchia come un sax della Chicco, a cose grasse e unte come “26 Bassline” che avvisa già nel titolo cosa aspetta oltre l'uscio, si vola altissimi con un incalzare pachidermico e synth con il pilota automatico, si rigirano attraverso il profondamento basso e l'alto da sirena. L'uso del cut-off a 3/4 del minutaggio poi spinge il pedale dell'ignoranza su lidi stratosferici.

Dubstep essenziale, che lascia da un lato i ragga stile Distance o la mattanza sonora di Milanese, c'è tanto studio sul ritmo, melodie espanse e galleggianti piene di elio, che fortunatamente si discostano da quel mood da fattanza perenne di troppe produzioni dell'ultimo periodo. C'è spazio per muoversi all'interno di un patrimonio targato black music che non è per forza soul, r'n'b o hip-hop, ma anche house e downtempo, è Lil' Louis che si insinua dentro a un disco di Vikter Duplaix e gli toglie la brodaglia sensuale, “Someone 20” e “Pleasure” non aspettano che finire sotto le ali di qualcuno (Crookers?) che faccia girare i bassi funk e l'andamento irrequieto instradando direttamente l'uomo in qualche festino fidget a dar del filo da torcere alle pettinature di tutti i presenti.

Non è più solo la tensione urbana a far correre questa musica, ci si sta distanziando da ciò che è stato il periodo primitivo puntando dritti a qualcosa che non faccia parlare di sé solo per moda o per le affinità e divergenze dal trip-hop. Benga ci ha provato e ci è riuscito, ha messo sul piatto melodie proprie senza troppi rimandi roots e senza strafare in eccentricità, anzi, "Diary Of An Afro Warrior" è un disco spiazzante e molto bello nella sua sostanza consistente e linda.

Mettiamola così, da un lato ci sono Burial e Shackleton che provano a buttare lo sguardo molto oltre l'orizzonte, realizzando dischi paranoidi e fascinosi, una specie di alta cucina del dubstep; Benga è il vicino di casa che cucina sempre le stesse tre cose, ma ti guarda con quella faccia da “non ti verranno mai così bene” e ogni volta ti stupisce con poco. Onore a lui e alle cose semplici ed efficaci.

(23/03/2008)

  • Tracklist
  1. Zero M2
  2. Night (feat. Coki)
  3. B4 The Dual
  4. E Trips
  5. Someone 20
  6. Light Bulb
  7. Crunked Up
  8. Go Tell Them
  9. The Cut
  10. Emotions
  11. 3 Minutes
  12. Pleasure
  13. 26 Basslines
  14. Loose Synths
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