Daniel Menche

Glass Forest

2008 (Important Records) | drone-noise

Se avete avuto modo di leggere su queste pagine di “Body Melt”, sapete già che, in chiusura di recensione, il sottoscritto aveva richiamato l’attenzione su questo ennesimo parto targato 2008 di Daniel Menche. E non per pura mania di completismo, visto che “Glass Forest” è di sicuro opera meglio calibrata e personale, in cui il mondo sonoro del musicista americano appare ben più delineato nei suoi nodi cruciali. Innanzitutto, per il modo in cui le percussioni (filtrate e stratificate) vengono inserite nel tessuto sonoro; e, poi, per una migliore resa “scenografica”, con tutti i “simboli” sonori a tirare su una rappresentazione mentale di un’immaginaria “foresta di vetro”.

Divisa in tre parti, questa messa in scena ci trasporta dentro sotterranei vegetali. Sprofonda e documenta, contemporaneamente innalzandosi e albeggiando oltre l’oscurità. E’ caos molecolare. Il caos di particelle soniche che s’addensano intorno alle orecchie, come tanti microrganismi impazziti, incapaci di comprendere la “ratio” del loro errare infinito. E, incredibile ma vero, la musica degli abissi terreni finisce per assomigliare sempre di più alla voce lontana di oceani siderali… (“Glass Forest 1”).

Il secondo movimento apre con il rumore, meraviglioso e ipnotico, di una pioggia di granelli di sabbia. Salvo, poi, proiettarci altrove. E il rumore diventa quello di una tempesta sulla tettoia della vostra auto, parcheggiata nel bel mezzo di una foresta immersa nella notte più ancestrale, con i bisbigli elettronici a mimare il richiamo dei grilli e il tam-tam “eccitato” di qualche antichissima tribù dell’oltrespazio. Lentamente, l’astrazione apre su texture percussive tra l’industriale e il psichedelico, e Menche finisce, purtroppo, per perdere un po’ di vista l’equilibrio tra “materia” e “spirito” che aveva caratterizzato la prima parte.

Con “Glass Forest 3”, infine, si ritorna sui passi del primo movimento, ma con un sentimento “cosmico” meglio esibito e tamburi marziali. Grande fascino, insomma (a tratti, sembra davvero di essere nel bel mezzo di una foresta di vetro, scintillante e misteriosa sotto un sole impassibile). Ma anche, sia detto per onestà, alcune lungaggini, che finiscono solo per distrarci dal cuore pulsante di una musica che, lo sappiamo, necessita di massima concentrazione.

(06/04/2008)

  • Tracklist

1. Glass Forest Pt. 1
2. Glass Forest Pt. 2
3. Glass Forest Pt. 3

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