Daniel Menche

Body Melt

2008 (Important Records) | drone-noise

Per chi non lo conoscesse, Daniel Menche è uno degli artisti di punta della cultura drone-noise, indagata dal musicista di Portland (Oregon) attraverso una ricerca raffinata, che tiene costantemente presente anche i simulacri della musica industriale.

Non è sempre facile, la musica di Menche. Eppure, il più delle volte, resta un ascolto di sicuro fascino. Caratterizzata da inserti percussivi e da maestosi organ drones, questa musica nasce dal bisogno primario di raccontare, sempre e comunque, una storia, di catturare l’attenzione dell’ascoltatore, proiettandolo verso un punto ben definito dello spazio: lo spazio della sua immaginazione.

E’ un circolo: tutt’altro che vizioso. Un circolo “sacro”: "Lo spazio tra gli amplificatori e le orecchie degli ascoltatori è il mio obiettivo principale; con l’energia del suono, devo capitalizzare al massimo quello spazio…”. Comprendiamo, dunque, il senso di continua metamorfosi del drone che trascina dietro sé la solennità stratificata di “Untitled 1”. Il suono cresce e decresce, quasi a simboleggiare sensazioni e vibrazioni dell’anima. Sospensioni drammatiche, in bilico tra il cosmico e l’apocalittico. Come rappresentare la propria spiritualità su un immaginario muro di specchi…

Più oscura e meno dinamica, “Untitled 2” ripete, in fin dei conti, lo stesso ideale percorso trans-emozionale, aggiungendo rimpalli percussivi invero un tantino fuori luogo. Menche, insomma, dopo averci deliziato con la prima parte, decide di abbassare notevolmente i toni, limitandosi a fare bella mostra di sé, senza colpo ferire. Un vero peccato, perché c’erano tutte le premesse per portare questo lavoro al di fuori della cerchia (ristrettissima) di fan e amanti del genere.

Ma non disperiamo: in “Glass Forest”, l’altro suo lavoro uscito quest'anno solo su Lp, Daniel si è esposto con maggiore convinzione...

(06/04/2008)

  • Tracklist
1. Untitled 1
2. Untitled 2
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DANIEL MENCHE

Glass Forest

(2008 - Important Records)
Un viaggio sonico dentro una immaginaria "foresta di vetro"

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